lunedì 17 aprile 2017

La lunga attesa di Carlo il viziato che da 70 anni vuole fare il re

lastampa.it
vittorio sabadin


Una foto del 2014 che fece scalpore: Carlo con l’uniforme saudita a Riad

È sempre un problema quando un membro della famiglia reale britannica deve andare in bagno durante una visita. Se la regina Elisabetta è ospite ad esempio in una casa privata, una delle sue dame di compagnia si accerta il giorno prima che vi siano asciugamani bianchi nuovi e che tutto sia pulito, e raccomanda alla padrona di casa che quel giorno nessun altro usi il bagno riservato alla Sovrana. Il principe Carlo ha invece risolto una volta per tutte il problema in modo pragmatico, e ha deciso di portare sempre con sé, in una valigia affidata a un valletto, una tavola del water di pelle, che viene spostata di bagno in bagno. Lo conferma la scrittrice americana Sally Bedell Smith nella biografia Prince Charles: The Passions and Paradoxes of an Improbable Life, edita da Random House e ora distribuita anche in Gran Bretagna.

Bedell Smith, che ha dedicato biografie ai Kennedy, ai Clinton, a Lady Diana e alla regina Elisabetta, riconosce che è difficile scoprire qualcosa di nuovo su un personaggio del quale si parla quasi ogni giorno da ormai 70 anni, ma consultando amici e conoscenti del Principe è riuscita a venire a conoscenza di alcuni particolari inediti. Non si era mai sentito, ad esempio, che Diana fosse solita picchiare il marito sulla testa quando lui si inginocchiava la sera per pregare, com’è abituato a fare fin da bambino. Non si sa per quale ragione la Principessa lo tormentasse così. L’unico indizio viene forse dal viaggio di nozze sul Britannia, quando Diana andava in sottoveste sul ponte di poppa a distogliere Carlo dalle sue letture e gli diceva: «Vieni in cabina a fare il tuo dovere».

Il Principe del Galles, scrive Bedell Smith, non lascerà il trono al figlio William, come molti ipotizzano. Si prepara al ruolo di re da 68 anni e nessun essere umano ha mai approfondito così tanto e per così tanto tempo il lavoro che sarà chiamato a fare. Lui deve ancora cominciare a svolgerlo a un’età nella quale la gente comune è già in pensione da un pezzo, ma non si farà certo da parte. E poi Carlo, come molti altri a palazzo, giudica William e Kate ancora non pronti ad affrontare i severi impegni della monarchia. Secondo l’ultima biografia, l’erede al trono sarebbe anzi un po’ arrabbiato con il figlio e con la nuora, accusati di essere pigri e di usare ogni occasione pubblica per farsi fotografare come divi di Hollywood. La Regina li ha già richiamati all’ordine, obbligandoli ad abitare a Kensington Palace e a presenziare a un numero maggiore di impegni istituzionali.

Carlo, scrive Bedell Smith, è un po’ viziato e vuole per sé solo le cose migliori. E’ anche collerico, non sopporta di essere contraddetto e non esita a licenziare fidati collaboratori per la minima mancanza. Non sopporta di viaggiare sugli aerei di linea, anche se in prima classe, e vorrebbe poter disporre solo di voli privati. Ora che il Queen’s Flight, la flotta aerea della Regina, non c’è più, Carlo deve lottare con il governo per poter disporre del Voyager, l’Airbus 330 della RAF riservato al primo ministro e ai membri della Royal Family. Chi chiede per primo l’aereo lo ottiene, e Carlo e Camilla lo hanno dunque usato nel recente viaggio in Italia mentre il premier Theresa May, meno svelta, si è dovuta recare in Arabia Saudita noleggiando un charter. La nuova biografia non è tenera con Diana. E’ vero, Carlo la tradiva con Camilla, ma solo dopo che lei gliene aveva già combinate di tutti colori.

La verità è che non avrebbero dovuto sposarsi: Carlo, che lo sapeva, la sera prima del matrimonio ha pianto alla finestra di Buckingham Palace, guardando il Mall che nella notte già si riempiva di gente. La vita con Diana è stata così difficile, a causa della bulimia, del comportamento erratico e degli sbalzi d’umore improvvisi della Principessa, che Carlo ha dovuto ricorrere per 14 anni all’aiuto di Alan McGlashan, uno psicoterapeuta che aveva già cercato di aiutare Diana, ma senza alcun successo. Sarebbe stato meglio se il Principe avesse sposato un’altra. Magari la figlia di Nixon, Tricia, che il presidente americano gli mise alle calcagna per tutto il viaggio negli Usa, sperando invano che si accendesse una scintilla.

La biografia di Bedell Smith è stata recensita ieri sul Times da Ysenda Maxtone Graham, che ha fatto ricorso al collaudato sarcasmo con il quale spesso si giudicano le opere degli ex coloni americani quando insistono nell’occuparsi di cose per loro incomprensibili, come la monarchia britannica. Maxtone scrive che il libro va dunque letto «con accento americano», cita a discredito la frase «come si vede in Downton Abbey» ripetuta continuamente, e l’uso di exhibit al posto di exhibition per parlare delle mostre che visita Carlo. Ma tutto questo si può perdonare. Imperdonabile è invece scrivere che Camilla «indossa abitualmente» i «pants», che in americano significa pantaloni, ma in inglese vuol dire mutandine.