giovedì 6 aprile 2017

Innocenti evasioni

lastampa.it
mattia feltri

Un bel giorno i signori del Comitato europeo per la prevenzione delle torture e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (che impegno gravoso!) hanno visitato le nostre carceri per vedere se è tutto a posto. E invece, guarda un po’, sono rimasti scandalizzati da quello che hanno trovato: un’autentica piaga. Il sovraffollamento? Sì ma non è proprio una piaga. I detenuti in attesa di giudizio? Vabbè, ma la vera piaga non è quella. La vera piaga è il linguaggio. Pensate, nelle prigioni italiane non si dice idraulico, ma stagnino. Non si dice modulo di richiesta, ma domandina. Non assistente alla persona, ma piantone. Non addetto alle pulizie, ma scopino. Tenetevi forte: si usa il termine cella, invece del più propizio camera di pernottamento.

Non siete allibiti? Questa, hanno spiegato, è infantilizzazione, è isolamento dal mondo esterno, complica il reinserimento. E la nostra amministrazione, così storicamente sensibile alle condizioni dei detenuti, è corsa ai ripari, ratta come la folgore. Una circolare urgentissima ha sistemato le cose: finalmente si dirà compagno di socialità invece di dama di compagnia, e addetto alla spesa invece di spesino. Che sollievo. 

Però rimane un dubbio: che quelli del Comitato, usciti dalla loro sede di Bruxelles, siano andati a destra anziché a sinistra e per errore abbiano visitato i penitenziari norvegesi. Perché se fossero passati da Regina Coeli o Poggioreale avrebbero suggerito di chiamarli Ricoveri per diversamente suiformi, al posto di spaventosi porcili.