mercoledì 5 aprile 2017

Il filosofo e la blogger, opinioni a confronto su maschi e femmine

lastampa.it
alessandra di pietro

Lorenzo Gasparrini: “Superare l’oppressione emotiva e sociale”. Costanza Miriano: “I genitori sono prigionieri degli stereotipi”


Lorenzo Gasparrini è padre di due bambini. Il suo ultimo libro è «Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressione»

Il filosofo Lorenzo Gasparrini si definisce «attivista antisessista o feminist «in inglese, perché nel mondo anglosassone gli uomini assumono questa definizione, in Italia un maschio femminista scatena dubbi e diffidenze». Sposato, 44 anni, padre di due bambini di 12 e 8, il suo ultimo libro è «Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressione» (Settenove), un saggio sugli stereotipi e sui pregiudizi che i maschi incorporano fin dall’infanzia su se stessi e sull’altro sesso. «Solo una presa di coscienza da parte degli uomini sul patriarcato può offrire un sguardo maschile nuovo sui rapporti di genere». 

Una posizione non comune.
«Già. Se non aderisci al modello maschile dominante scompari, sei considerato un non uomo, oppure sei tollerato come una simpatica eccezione. E invece abbiamo davanti la possibilità di uno straordinario percorso per essere maschi nuovi. L’obiettivo è uscire dalle logiche di potere, violenza o gerarchia su cui sono costruite molte relazioni sociali. A partire dal matrimonio».

Qual è la sua esperienza?
«Impostare una relazione paritaria è complicato perché devi assumere ruoli storicamente inediti rifiutando le molte facce dell’oppressione emotiva, economica, psicologica, sociale tra i generi. Io ci provo. Con mia moglie non ho meno differenze, e attriti di tante altre coppie ma essendo un uomo che si mette in discussione finiscono in modo positivo, un conflitto che fa crescere entrambi».

Che cosa vuol dire per lei essere padre oggi?
«Assumersi responsabilità nuove che ti regalano meravigliose scoperte. I padri di solito sono esclusi dal rapporto fisico e tattile con il neonato, il congedo paterno è visto come un atto contro l’azienda, invece accudire il neonato richiede cambiamenti nella voce e nei gesti, mette in gioco il corpo del padre e lo porta a conoscere e far crescere le proprie potenzialità nella cura».

Quello che viene definito mammo?
«Per favore no. Mammo è una mostruosità verbale che identifica una mostruosità concettuale, un padre è un padre, non una madre di seconda scelta».

Lei ha due figli maschi: quali sono i pilastri della sua educazione?
«Il primo è gestire la rabbia a cominciare dai diffusi insulti sessisti: non basta respingerli. Bisogna sempre separare il motivo per cui si litiga dalla rabbia, riconoscerla e toglierla di mezzo: solo così si può risolvere il conflitto. E poi insegno loro ad amare ogni diversità senza fermarsi alla superfice ma questo viene facile: i bambini sono curiosi dell’altro per loro natura». 

LA BLOGGER: «SBAGLIATO INCASELLARE LA CURIOSITÀ INFANTILE»
Costanza Miriano, giornalista di Rai Vaticana e blogger, cattolica e sposata, è madre di quattro figli e autrice di quattro libri sulla relazioni tra uomini e donne: il primo e più noto è «Sposati e sii sottomessa», l’ultimo «Quando eravamo femmine» (tutti Sonzogno).

Che cosa ne pensa dei bambini gender fluid?
«Penso che probabilmente i loro genitori sono persone imprigionate negli stereotipi. Il maschio non si distingue dalla femmina perché vuole il rosa e gioca con le bambole. Come mamma non incoraggerei né scoraggerei questa tendenza che credo sia parte della curiosità infantile. In ogni famiglia c’è una distribuzioni di ruoli nelle dinamiche familiari che cambiano nel tempo. Credo non esista un bambino gender fluid se non nella testa dei suoi genitori».

Dunque maschi e femmina si nasce e non si diventa?
«Certo, c’è un corpo dotato di sesso. Con quello nasciamo e quello è portatore di senso. Poi come si diventa maschi o femmina, con quali accenti o caratteristiche, dipende dalla cultura e dal tempo in cui si vive, e dalle condizioni materiali che ci sono date, anche. Oggi molte differenze tra maschio e femmina ci sembrano accessorie e di sicuro alcune, come la forza fisica che un tempo serviva per andare a caccia, proteggere il territorio e i più deboli, sono meno esercitate. Restano però le sostanziali e profonde caratteristiche del maschile e del femminile da cui non possiamo prescindere».

Quali?
«L’uomo, il padre, è custode della regola, alza i muri e mette i limiti, chiede ai figli di sopportare le frustrazioni e insegna a morire. Noi donne, le madri, insegniamo a vivere, siamo sismografo di ogni stato emotivo e amiche delle eccezioni. Questa realtà è necessaria. Prima di tutto alla riproduzione della specie, ma non solo».

E invece che cosa accade?
«Oggi si afferma una catechesi del pensiero unico che getta le relazioni nelle crisi più profonda, l’idea che l’individuo si autodetermini in tutto compreso il sesso, che uomini e donne siano indipendenti l’uno dall’altro e non complementari. Invece nessuno è felice da solo e funzioniamo solo in relazione con l’altro. Tutto questo è qualcosa di più di un colore della maglietta o di una bambola. È un’avventura impegnativa e appassionante, ma si può imparare a stare insieme e a generare qualcosa di nuovo, la vita a due, che prende la carne del figlio come prova tangibile di un miracolo: un uomo e una donna uniti. Per sempre. Perché un figlio è una nuova persona per sempre».