martedì 4 aprile 2017

I fondi per i padri separati? Li hanno incassati le ex mogli

corriere.it
di Simona Ravizza

Alle donne l’86% dei contributi. E ora il Pirellone cambia legge. Salvini: corretto il tiro.

Un’immagine dal film «Sarò sempre tuo padre» con Beppe Fiorello

È comunemente conosciuta come la legge per aiutare i padri separati, anche se formalmente s’intitola: «Norme a tutela dei coniugi separati o divorziati, in particolare con figli minori (l.r.18/2014)». Un provvedimento per cui molto si è speso il leader della Lega Matteo Salvini, a sua volta papà diviso. Ma il report sui beneficiari dei fondi presentato ieri in commissione Sanità non lascia scampo: i 2,7 milioni di contributi erogati in un anno sono andati nell’86% dei casi alle madri. Un risultato che non dev’essere troppo piaciuto: per il 2017 il Pirellone ha cambiato la legge, ritarandola sui padri.



A disposizione, c’era un contributo economico di 2.400 euro, erogato in sei rate mensili da 400, per i separati con un reddito Isee inferiore ai 15 mila euro l’anno. Il resoconto sui risultati è previsto dalla legge: «La Giunta regionale presenta una relazione annuale informativa al Consiglio regionale, sulla sua attuazione, con particolare riferimento ai criteri adottati e alle modalità per valutare il disagio economico e sociale dei destinatari». Il commento è positivo: «Nell’insieme la misura si è dimostrata un sollievo economico, anche se temporaneo e a breve termine.

La misura è stata finalizzata principalmente al sostentamento familiare (bollette, spese condominiali, affitto o rata mutuo, estinzione di morosità)». Nel 2015 — l’anno preso in considerazione dal report presentato ieri — i beneficiari sono stati 1.140: «L’erogazione del contributo economico è stata effettuata utilizzando una carta di debito prepagata — cosiddetta carta Jeans — appoggiata su un conto corrente della Banca Popolare di Milano, alimentato con versamenti di Regione Lombardia — si legge nella relazione —. Di mese in mese, a seguito del colloquio di verifica tra il genitore e l’operatore del consultorio venivano accreditate le risorse a vantaggio del destinatario (separato legalmente da non più di tre anni; oppure divorziato da non più di due, ndr)».

Ma ora il Pirellone cambia rotta. Con una delibera di giunta dello scorso dicembre vengono identificati i nuovi beneficiari: «Coloro che non risultano assegnatari della casa coniugale in base alla sentenza di separazione o di divorzio, o comunque non hanno la disponibilità della casa familiare». Inutile dire che stavolta nella stragrande maggioranza dei casi i destinatari saranno i padri. La nuova norma prevede un contributo per pagare l’affitto per chi ha un reddito Isee sotto i 20 mila euro annui (pari al 30% del canone, per un massimo di tremila euro l’anno).

I fondi a disposizione complessivamente superano i tre milioni di euro. Previsto anche uno stanziamento di ottomila euro per gli enti che ristrutturano case da destinare ai genitori separati (per un totale di un milione di euro). A incrociare domanda e offerta saranno le Ats. Matteo Salvini commenta: «Il mio obiettivo è aiutare i genitori divisi in generale, ma trovo giusto dopo un periodo di sperimentazione della legge riequilibrarla per aiutare al 50% i padri, spesso lasciati in braghe di tela dalla separazione».

4 aprile 2017 | 07:33