martedì 25 aprile 2017

I cinque ufficiali piemontesi diventati eroi a Unterlüss

lastampa.it
andrea parodi

Per non unirsi ai tedeschi e alla Rsi scelsero l’internamento nei lager nazisti


Lo spaventoso lager di Unterlüss, dove i prigionieri erano costretti a vivere in condizioni terribili: fame, pidocchi, malattie, lavori forzati e le violenze inflitte dagli aguzzini

Ci sono cinque piemontesi tra i «44 eroi di Unterlüss». Non li conosce nessuno, eppure sono stati protagonisti di una delle più significative pagine dell’altra Resistenza, in Germania. Sono eroi che hanno taciuto per decenni la loro storia, anche con i propri familiari. Si tratta di cinque ufficiali del Regio Esercito Italiano che, dopo l’8 settembre 1943, per non unirsi ai tedeschi e alla Rsi, hanno scelto volontariamente l’internamento nei lager nazisti. Resistenti esattamente come i partigiani, anche se meno celebrati. La storia li ha etichettati con il nome di Internati Militari Italiani. Più semplicemente: IMI. 

Da Stresa c’è Giuliano Nicolini, che è anche Medaglia d’Argento al Valor Militare. Così come il torinese Giovanni Anelli. Entrambi sono morti durante la prigionia. Il primo nel terribile lager di Unterlüss, pestato a sangue da una SS; il secondo subito dopo la liberazione, in un ospedale della Bassa Sassonia, consumato dalla polmonite. Più fortunati gli altri tre, scampati per puro miracolo alla morte. Sono altri due torinesi, Gaetano Garretti di Ferrere e Tullio Cosentino, oltre a un aviglianese: Carlo Grieco. Per loro un Encomio Solenne. Tutti eroi, così come gli altri 39 sparsi per tutta Italia, perché protagonisti di uno dei gesti di più alto valore non solo militare, ma morale e civile: offrire la propria vita in cambio di quella di loro compagni destinati alla fucilazione. Come Salvo D’Acquisto o Massimiliano Kolbe. 

Gli ufficiali di Unterlüss hanno resistito per mesi nei lager rifiutando ogni possibile collaborazione con il nemico tedesco. Tacciati di essere traditori e badogliani hanno sopportato di tutto: la fame, i pidocchi, le malattie, la lenta agonia del lager, l’annullamento della personalità. Nel febbraio del 1945 li obbligano al lavoro forzato per la causa bellica tedesca. I tedeschi deportano 213 ufficiali in un campo di aviazione. Ma succede qualcosa di inaspettato: uno sciopero. Un gesto dimostrativo molto forte: osano sfidare i nazisti nella loro terra, senza armi. Dopo sei giorni di braccia incrociate la Gestapo ne sceglie 21 per una decimazione dimostrativa. 44 loro compagni compiono quel gesto incredibile che spiazza persino i nazisti. A guidarli è l’indignazione. La fucilazione viene commutata nel carcere a vita nel lager di Unterlüss, un luogo di morte degno di un girone dantesco, tra frustate e indicibili trattamenti durati sei settimane. 

Oggi questi eroi, dopo anni di oblio e di silenzi causati dal pudore degli stessi protagonisti, stanno riprendendo la giusta collocazione sui binari della Storia grazie all’ultimo dei sopravvissuti: l’energico Michele Montagano - 96 primavere - che gira l’Italia partendo da Campobasso con la sua invidiabile lucidità per trasmettere la memoria. Sua e dei suoi 43 compagni. Un uomo che meriterebbe più di una medaglia. E che in un altro Paese sarebbe ospitato in tutte le trasmissioni televisive, a raccontare.

Cinque eroi piemontesi si diceva. Di due si sono perse le tracce. Anelli viveva in Via Cibrario 36bis a Torino, ma la sua famiglia non è stata trovata. Così come Cosentino, che ha risieduto in Via Thesauro 2 e poi in Via Giuria 21. Gaetano Garretti di Ferrere è stato per vent’anni direttore dell’Archivio di Stato di Torino, una delle più alte figure della cultura sabauda del dopoguerra. Per i tre torinesi è stata inoltrata al Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci una richiesta di riconoscimento toponomastico. Avigliana ha dedicato al concittadino Carlo Grieco il giardino pubblico di via Trasserve già da due anni, mentre a Stresa per Giuliano Nicolini vi è una Pietra d’Inciampo fatta posare dalla nipote.