sabato 8 aprile 2017

Google segnalerà le notizie verificate con l’etichetta Fact Check

lastampa.it
bruno ruffilli

Dopo Facebook anche il motore di ricerca più grande del mondo adotta da oggi in tutto il mondo un bollino per indicare le notizie provenienti da fonti attendibili. Ma non basterà a fermare bufale e fake news



Il tema delle notizie false è uno dei più dibattuti al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, che diventa anche l’occasione per mostrare i primi impegni concreti da parte delle aziende. Così ieri Facebook ha annunciato una campagna di tre giorni per educare gli utenti a riconoscere ed evitare le fake news, oggi Google lancia l’etichetta Fact Check in tutto il mondo. 

L’iniziativa è partita a ottobre con Google.com e Google.co.uk: nelle ricerche, accanto alle etichette già note (Blog, Opinione, Editoriale, ecc), ne è apparsa un’altra, indicante appunto che la notizia in questione è stata controllata e ritenuta conforme ai criteri di verifica dei fatti adottati da Google. Questa informazione verrà visualizzata ora anche nella pagina dei risultati di ricerca, e gradualmente in tutti i Paesi. Lo snippet mostrerà informazioni sulla dichiarazione verificata, da chi è stata fatta (si tratta sempre di organizzazioni esterne, riconosciute a livello nazionale e internazionale) e se una fonte ha verificato quella particolare dichiarazione.

Queste informazioni non saranno disponibili per qualsiasi risultato e potrebbero esserci pagine di risultati di ricerca in cui diverse fonti hanno verificato la stessa affermazione raggiungendo conclusioni diverse. Le verifiche dei fatti - spiega l’azienda in un post - “non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro, tuttavia riteniamo che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano. Rendendo queste attività di fact checking più visibili nei risultati di ricerca, riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati”.

L’idea di Google si basa sulla partecipazione diretta degli editori e delle testate giornalistiche, che devono garantire il rispetto delle regole stabilite a Mountain View e inserire nel codice delle pagine uno speciale markup (indicatore). Solo gli editori che sono algoritmicamente determinati come fonte autorevole di informazioni si qualificheranno per essere inclusi.

“Infine -si legge ancora le post - i contenuti dovranno rispettare le norme generali che si applicano a tutti i tag di dati strutturati e ai criteri di Google News Publisher per il fact checking. Se un editore o un articolo di fact checking non raggiunge questi standard o non rispetta tali norme, potremo, a nostra discrezione, ignorare il markup”. A differenza di Facebook, che ha cominciato in alcuni Paesi a segnalare le notizie false con un bollino rosso, qui dunque l’etichetta dovrebbe aggiungere valore agli articoli, non segnalarne la scarsa attendibilità.

Anche questa non è una soluzione definitiva: bufale e notizie false circoleranno comunque, e ci saranno sempre articoli e video fatti apposta per guadagnare con la pubblicità. Fornita, lo ricordiamo, quasi sempre da Google stessa, o da Facebook. Il bollino servirà a segnalare che alcune notizie sono state verificate, ma quanti davvero preferiranno il fact checking a un titolo costruito ad arte?