sabato 1 aprile 2017

Gli effetti della Brexit su cani e gatti: spostamenti a rischio per 100 milioni di animali

lastampa.it
emanuele bonini

Con l’uscita dal Regno Unito dall’Ue, l’Unione europea non sarà più la loro casa, e sarà davvero difficile tornarci. Parliamo dei britannici, ma quelli a quattro zampe. Cani e gatti che per effetto della Brexit saranno limitati nei loro spostamenti, al pari dei loro padroncini. Si tratta di almeno 15,9 milioni di esemplari tra cani (8,5 milioni) e gatti (7,4 milioni) con passaporto britannico, secondo i dati della Fediaf, la Federazione europea delle industrie per alimenti per animali. Se non si trova un accordo, non potranno attraversare la Manica e circolare in Europa. Lo stesso però vale per tutti quei cani e gatti al seguito degli europei degli altri 27 Stati membri intenzionati a soggiornare in Regno Unito. Significa stop per i 53,5 milioni di cani e per i 63,1 milioni di gatti che vivono nell’Ue continentale.

Le regole: serve passaporto Ue per gli animali da compagnia
L’Unione europea ha riconosciuto a cani, gatti e furetti uno status particolare che ne permette una più semplice e agevole circolazione all’interno del territorio dell’Ue. Dal 2003 per il possessore di queste tre tipologie di animali è in vigore l’obbligo di rilascio di un modello di passaporto europeo per i movimenti intra-comunitari. Senza questo speciale documento, pensato per agevolare lo spostamento di animali da compagnia, non si può portare con sé in un altro Stato membro dell’Ue il proprio amico a quattro zampe. Un’uscita dall’Ue significa dire addio anche al passaporto comune per animali, rendendo più difficile e meno scontato per i britannici farli uscire dall’isola o, per i cittadini britannici attualmente residenti in altri Paesi Ue, riportarli «a casa».

Disagi per un popolazione di cani grande quanto quella italiana
Nel frenetico lavorio per la ridefinizione dei rapporti tra Regno Unito e resto d’Europa dopo l’uscita dall’Ue, finirà anche il capitolo cani e gatti. Un problema non solo britannico, dato che portare il cane o il gatto al seguito coinvolge tutti in Europa, in particolare durante il periodo delle vacanze estive. Se sono 75 milioni le famiglie a possedere almeno un cane o un gatto, in base alla regole europee ciascuno può portare con sé fino a cinque animali da compagnia. Ma soprattutto, la popolazione comunitaria canina è composta da 62.025.940 individui, quanto la popolazione italiana (un po’ di più, per la verità), e quella felina da 70.516.251 esemplari, più dei cittadini della Francia. 

Inglesi da sempre attenti agli animali, potrebbe aiutare
Il rischio di una ripercussione da Brexit per cani e gatti c’è eccome. Sarà più dura per canidi e felini di sua maestà, che rischiano di vedere limitare le libertà di modivmento al solo Regno Unito. Per i cittadini dell’Ue a quattro zampa il disagio rischia di essere più limitato, con la libertà di spostamento ridotta da 28 a 27 Paesi. La premier britannica Theresa May ha promesso che non tutta la legislazione comunitaria verrà cancellata dall’ordinamento giuridico. Non ha ancora chiarito, però, cosa conserverà di oltre 40 anni di legislazione europea.

Qualcuno potrebbe pensare che nella delicatezza e nella complessità del momento gli animali da compagnia non siano tra la principale priorità del governo britannico. Eppure a Downing Street il gatto domestico del primo ministro è funzionario pubblico. E’ il chief Mouser to the Cabinet Office, il capo cacciatori di topi dell’ufficio di gabinetto, ruolo attualmente ricoperto da Larry. E’ dai tempi di Enrico III (inizi del XVI secolo) che i gatti hanno funzione ufficiale. Usi e costumi che potrebbero aiutare a salvare gli animali da compagnia dagli effetti della Brexit. Riuscirà Larry il gatto a convincere Theresa May?