lunedì 17 aprile 2017

Fact checking: il video di Luigi Di Maio sui vitalizi non è del tutto vero

lastampa.it
simone vazzana

In sette minuti e trenta secondi il vicepresidente della Camera attacca il Pd e il contributo di solidarietà, lamentando la bocciatura della proposta del Movimento 5 Stelle



Mercoledì 22 marzo Marina Sereni, vicepresidente della Camera dei deputati per il Partito democratico, ha proposto all’Ufficio di presidenza della Camera un contributo di solidarietà per tre anni, a partire dal 1° maggio e a carico degli ex parlamentari titolari di vitalizio. Il contributo è del 10% per chi percepisce da 70 mila a 80 mila euro, del 20% per quelli da 80 mila a 90 mila euro, del 30% per quelli da 90 mila a 100 mila euro e del 40% per quelli superiori ai 100 mila euro annui. La proposta, che riguarda solo la Camera dei Deputati e non il Senato, consente di risparmiare 2,4 milioni di euro.

L’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha accolto la proposta, bocciando quella del Movimento 5 Stelle, che prevedeva per i deputati eletti da questa legislatura l’applicazione della legge Dini e della legge Fornero: nessuno sconto sull’età pensionabile. I grillini hanno protestato contro i vitalizi prima della decisione dell’Ufficio di presidenza, esponendo dei cartelli con la scritta #sitengonoilprivilegio. Il presidente di turno, Roberto Giachetti, ha sospeso la seduta. E quell’hashtag è subito stato lanciato da Luigi Di Maio, che ha pubblicato su Facebook un video diventato virale nell’ultimo giorno e mezzo.

«Massima attenzione abbiamo bisogno del vostro aiuto. I partiti stanno per bocciare la nostra proposta per abolire la pensione privilegiata dei parlamentari». Un video lanciato prima della decisione dell’Ufficio della Camera: in sostanza, il Movimento 5 Stelle sapeva già dell’impossibilità di vedere accolta la sua proposta (che non avrebbe riguardato gli ex parlamentari, ma solo spostato in avanti il beneficio per quelli in carica), dato che dal 2012 i vitalizi sono stati aboliti, e ai parlamentari in carica spetterà, al 65esimo anno di età in caso di una sola legislatura, una pensione calcolata con il metodo contributivo come per tutti.

Il video è questo ed è stato condiviso molto anche privatamente via WhatsApp. 
Analizzandolo, però, i concetti espressi da Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro meritano delle precisazioni. Ecco un’analisi punto per punto.

1) DI MAIO: «IN PENSIONE A 65 ANNI DOPO UNA SOLA LEGISLATURA»
«Basta stare sulla poltrona 4 anni e 6 mesi e vai in pensione a 65 anni, puoi anche non lavorare per il resto della tua vita. E se fai un altro mandato vai in pensione addirittura a 60 anni, dopo pochi anni su una poltrona».

VERO - C’è da precisare, però, che dal 2012 il metodo con cui viene calcolato l’assegno è quello contributivo. Cioè, legato ai contributi che vengono versati. Il risultato è stata una significativa riduzione dell’importo.

2) DI MAIO: «PARLAMENTARI IMPAURITI: DIFFICILE TORNARE NEL MERCATO DEL LAVORO»
«Mentre eravamo nell’Ufficio di presidenza per iniziare la discussione (della delibera, ndr) hanno iniziato a farci capire, in un modo anche subdolo, parlando dei loro problemi da parlamentari che mi sembrano veramente secondari rispetto ai problemi del Paese, che non sanno se riescono a tornare nel mondo del lavoro dopo aver fatto i parlamentari».

VERO, MA - La ragione storica di quello che oggi appare un privilegio ingiustificato era di consentire a tutti, anche ai più poveri, di iniziare a fare politica senza la paura di perdere un lavoro sicuro, avendo così una fonte di guadagno anche dopo il termine del mandato. È vero, secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, che quello del parlamentare è (con le vecchie regole) l’unico lavoro che permette di recuperare sulla pensione il 35% in più rispetto a quanto versato. Numeri che hanno spinto Tito Boeri a proporre di ricalcolare con il metodo contributivo gli assegni in essere: secondo lui si risparmierebbero fino a 76 milioni all’anno.

3) DI MAIO: IL PROBLEMA NON SONO I VITALIZI PREGRESSI
«Per riuscire a buttare fumo negli occhi ai cittadini, prima la maggioranza ha detto che non voterà la nostra proposta per far saltare la proposta di settembre, e poi ha detto che il problema sono i vitalizi pregressi del passato».

FALSO - La proposta del Partito democratico permette di risparmiare 2,4 milioni di euro su un bilancio di un miliardo, dove la voce pensioni per gli ex deputati, quindi dei vitalizi pregressi, pesa 136 milioni di euro (previsione 2016), ossia il doppio rispetto al personale dipendente. Quindi oggettivamente i vitalizi pregressi rappresentano un problema. E, rispetto alla legge Fornero, la proposta del Pd incide proprio sul passato. Anche se per soli tre anni e sottoforma di contributo di solidarietà.

4) FRACCARO: «IN PENSIONE A 60 ANNI DOPO 4 ANNI E 6 MESI»
«Nel 2012 hanno approvato una legge vergogna che è la legge Fornero. Hanno detto: “La legge Fornero per noi non si applica. Noi, dopo 4 anni e 6 mesi, in pensione ci andiamo. E ci andiamo a 60 anni di vita, neanche di contributi”. Perché bastano 4 anni e 6 mesi per andare in pensione a 60 anni, con questo attuale sistema».

FALSO, MA - Dopo 4 anni e 6 mesi si va in pensione a 65 anni, come del resto ha spiegato anche Di Maio all’inizio del video. È con due legislature che invece si scende a 60 anni. Restano però delle differenze con il trattamento riservato ai cittadini, come spiegano le tabelle dell’Inps. I soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996 possono ricevere la pensione: dal 1° gennaio 2012 in presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico (dai 62 ai 66 anni), se l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia); al compimento dei 70 anni di età e con 5 anni di contribuzione “effettiva” (obbligatoria, volontaria, da riscatto) - con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo - a prescindere dall’importo della pensione. Per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita il requisito anagrafico, dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, è di 70 anni e 3 mesi; dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018 è di 70 anni e 7 mesi. Dal 2019 lo stesso requisito potrà subire ulteriori incrementi per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.

5) FRACCARO: «ORA VOTEREMO LA LEGGE RICHETTI»
«Basta vitalizi, proporremo la legge Richetti. Vediamo se la votano o meno, o se votano questa porcata. Vedremo se sono coerenti o meno con quello che hanno detto fino adesso».

IN REALTÀ - Il Movimento 5 Stelle, in quasi due anni, non ha mai sottoscritto la proposta sui vitalizi di Richetti, presentata il 9 luglio 2015. Eccola qui:


Cosa hanno chiesto dunque i Cinque Stelle? Di applicare anche ai deputati la legge Fornero abolendo il privilegio di uno sconto di cinque anni in caso di un secondo mandato. E la data che segnerà il raggiungimento del requisito per la pensione (dai 65 anni) per i parlamentari alla prima legislatura è quella del 15 settembre. Solo da allora i contributi versati costituiranno titolo per una pensione di circa 800-900 euro al mese (i calcoli cambiano in caso di un nuovo mandato). Dunque un parlamentare, dopo una legislatura, percepirebbe questa cifra anche non lavorando più, è vero, ma potrà incassare la pensione solo al compimento del 65° anno di età.