sabato 29 aprile 2017

Facebook rivela: abbiamo un problema di controllo dell’informazione

lastampa.it
andrea nepori

Con un nuovo report firmato dagli esperti di sicurezza della piattaforma, il social network ammette l’esistenza di iniziative di propaganda e manipolazione dell’informazione e delinea nuove soluzioni per combatterle, ma “serve il coinvolgimento di tutta la società civile

Dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, Facebook è finita sotto accusa per la diffusione di contenuti falsi e propagandistici volti a screditare Hillary Clinton e favorire il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Il CEO Mark Zuckerberg aveva inizialmente rigettato le imputazioni dell’opinione pubblica, salvo poi assumere toni più accondiscendenti, promettendo a soluzioni e piani d’azione volti a limitare l’epidemia di fake news e contenuti ingannevoli condivisi sulla piattaforma. 

Il rischio propaganda
Anche l’esistenza di organizzazioni e gruppi che usano Facebook a scopo di controllo politico e propaganda è ormai assodata , per quanto rimanga difficile stabilire e quantificare la presa e l’efficacia di tali iniziative. Un problema reale e urgente, comunque, riconosciuto anche dai massimi esperti di sicurezza di Facebook. Che in un nuovo report ammettono: la piattaforma è un campo di battaglia informativo. Una guerra silenziosa, condotta da governi e da gruppi indipendenti con agende contrastanti, che si avvalgono di ogni possibile strumento per le proprie “information operations”: account falsi che amplificano le false notizie, manipolazione dei like, hacking di pagine legittime per diffondere contenuti politicizzati.

“Gli operatori dell’informazione provano a distorcere il discorso pubblico, a reclutare simpatizzanti o finanziatori, o influenzare risultati politici o militari”, si legge nel documento redatto a sei mani da Alex Stamos, Chief Security Officer di Facebook, e dagli esperti di sicurezza Jen Weedon and William Nuland. “Queste operazioni possono essere condotte senza particolari costi o rischi da chi le organizza”. 

Il problema dell’amplificazione
Nel report gli autori usano a più riprese la parola “amplification”, amplificazione, a suggerire una presa di coscienza del ruolo svolto dalla piattaforma, che non contribuisce tanto alla generazione delle falsità a scopo politico quanto all’aumento esponenziale della loro la portata. Il documento non si limita ad un implicito mea culpa, ma delinea e spiega le soluzioni che l’azienda di Menlo Park intende adottare per riportare su binari civili il confronto politico a mezzo social.

“In breve dobbiamo espandere il nostro focus di sicurezza dai tradizionali comportamenti abusivi, come l’hacking degli account, lo spam e le truffe per includere forme di uso illecito più subdole e insidiose, come il tentativo di manipolare il discorso civico al fine di ingannare le persone”, scrivono i tre esperti. “Sono problematiche complicate e la nostra risposta evolverà in continuazione, ma vogliamo essere trasparenti sul nostro approccio”. 

Il lessico della propaganda social
Il documento definisce anche un lessico delle “operazioni informative”, necessario, spiegano gli autori, per districare le azioni di propaganda dal calderone variegato delle fake news generiche (come quelle a scopo di lucro dei gruppi e delle pagine di Vincenzo Todaro) e individuare con maggiore efficacia queste iniziative di distorsione dell’opinione. Per capire se una falsa notizia ha scopi propagandistici, dicono da Facebook, gli indicatori sono tre: l’intento, con la prevalenza dello scopo politico sul profitto; il mezzo, con il “coinvolgimento di un ecosistema informativo più ampio che include new e old media”; l’amplificazione, infine, che trasforma una semplice notizia falsa in strumento di propaganda nell’ambito di una “information operation” più ampia.

Il report include anche la definizione dei cosiddetti “false amplifiers”, cioè “le attività coordinate da parte di account falsi con l’intento di manipolare la discussione politica”. I metodi utilizzati sono molteplici e includono, ad esempio, l’amplificazione di opinioni sensazionalistiche attraverso account fasulli e gruppi creati ad hoc.

Serve uno sforzo comune
Il report delinea infine le soluzioni che Facebook ha già adottato e adotterà per limitare l’impatto delle operazioni di propaganda, ma contiene anche un appello più ampio e un’ulteriore presa di coscienza: il problema è enorme, riguarda la società e non ci si può aspettare che una piattaforma lo risolva da sola grazie a qualche incantesimo algoritmico. 

“Una risposta efficace, quindi, richiede uno sforzo di tutta la società civile che preveda la collaborazione in materia di sicurezza, educazione, governance e alfabetismo mediatico”, scrivono Stamos, Weedon e Nuland. “Facebook riconosce che pochi gruppi d’interesse ricoprono un ruolo chiave e devono portare il peso della responsabilità nella prevenzione degli abusi; siamo intenzionati non solo a farci carico di quegli elementi che coinvolgono direttamente la nostra piattaforma, ma anche a offrire supporto per gli sforzi di altri soggetti”.