mercoledì 12 aprile 2017

Estirpare la mala pianta dell’antisemitismo

corriere.it
risponde Aldo Cazzullo

Caro Aldo,
ha ripreso a soffiare un preoccupante vento antisemita. In Francia gli studenti ebrei di licei e scuole medie sono vittime di aggressioni a sfondo razzista. Un clima che riporta alla memoria eventi storici drammatici.
Gabriele Salini gabriele.salini@gmail.com

Dovunque, salvo in Israele, un ebreo che passeggi per le vie delle città, per il semplice fatto di indossare una kippà, corre gravi rischi. Sono convinto che, a parte la piaga dell’atavico antisemitismo, una forte responsabilità di questa aberrazione ricada sui media che demonizzano Israele per gli insediamenti, criticabili ma infinitamente meno cruenti del massacro di civili in Siria, degli stupri di massa di Boko Haram, delle impiccagioni in Iran.
Franco Cohen franco.cohen@yahoo.it


Caro Gabriele, caro Franco, Alla vergogna dell’antisemitismo nelle scuole francesi, denunciata sul Corriere da Ernesto Galli della Loggia, vanno aggiunte purtroppo storie da altri Paesi europei. Compresa la Germania, dove l’incrocio tra l’«atavico antisemitismo» e l’ideologia nazista produsse il genocidio che ha segnato il secolo scorso. A Berlino un ragazzo ebreo di 14 anni è stato vessato per 4 mesi dai compagni di origine araba e turca. Dopo l’ennesima aggressione i genitori hanno dovuto ritirarlo dalla scuola. Ed era un istituto «modello», che fa parte di una rete dal nome «Scuola contro il razzismo».

In Francia il terrorismo ha più volte attaccato specificamente gli ebrei. Il 9 agosto 1982 gli uomini di Abu Nidal colpirono con bombe e kalashnikov la leggendaria brasserie Jo Goldenberg del Marais, simbolo dell’identità ebraica parigina (oggi purtroppo diventata una mesta jeanseria): sei morti e 22 feriti. Cimiteri ebraici furono profanati molte volte. L’ondata di terrorismo di questi anni fu inaugurata da Mohammed Merah, che nel pieno della campagna elettorale 2012 assassinò 7 persone, tra cui 3 bambini ebrei colpiti fuori da una scuola. E dopo la strage di Charlie Hebdo fu assalito un supermercato kosher.

Onestamente non credo, caro Franco, che tutto questo sia legato alle critiche agli insediamenti. Criticare la politica di Israele non significa essere antisemiti, così come criticare Trump od Obama non significa essere antiamericani. Si sono espressi contro le scelte di Netanyahu scrittori e artisti israeliani. E questo è possibile perché Israele resta l’unica democrazia del Medio Oriente. Difenderla dalle violenze terroristiche e dalle campagne d’odio è un dovere per chiunque si riconosca nella causa della democrazia e della libertà.