martedì 25 aprile 2017

“Così gli scafisti scortano i migranti sulle navi delle Ong”

lastampa.it
fabio albanese

Le immagini inedite della nuova tecnica utilizzata dai trafficanti: «Abbandonano il barchino, poi con la moto d’acqua tornano in Libia»

Un fermo immagine di un video girato da un migrante

La costa sullo sfondo è quella della Libia, forse la zona di Zuara, in Tripolitania, fra Tripoli e il confine con la Tunisia. Partenza in pieno giorno, su un barchino di legno nemmeno troppo affollato rispetto ai fatiscenti gommoni flosci e sempre in procinto di affondare che sono ormai la norma. A bordo ci sono migranti. Qualcuno sorride perché sa che di lì a poco il suo lungo, e pericoloso, viaggio verso una vita migliore avrà un punto di approdo.

Qualcuno indossa un improbabile giubbino di salvataggio, i più piccoli stanno in una minuscola sentina. Si parla poco, qualcuno prega, gli unici rumori che si sentono sono il motore della barca e il mare. I migranti si riprendono tra di loro con i telefonini e le immagini svelano particolari che potrebbero essere utili anche alle indagini delle procure siciliane che da tempo stanno monitorando il fenomeno. I video potrebbero dare corpo ai racconti degli stessi migranti. 

«È cambiato tutto da un anno a questa parte, l’impressione è che i trafficanti abbiano aumentato i profitti diminuendo i rischi», dicono investigatori e pm. Per i trafficanti i rischi sono diminuiti, per i migranti sono invece aumentati se è vero che il 2016 è stato l’anno con, in assoluto, più morti, 5083. La conferma di questa nuova strategia potrebbe dunque essere in quella moto d’acqua che naviga a fianco del barchino, la sorveglia e ne indica la rotta verso le navi di soccorso che sono al di là delle acque territoriali libiche. 


La partenza. Dalla Libia parte un barchino di legno: a bordo una trentina di persone, alcuni con giubbini di salvataggio

Il filmato è di poco tempo fa, probabilmente dei drammatici giorni di Pasqua quando le navi di Frontex, della Guardia costiera, della Marina e delle Ong hanno salvato 8300 persone in una cinquantina di interventi. Di solito, i migranti girano questi video per documentare il loro viaggio e per inviarli agli amici e ai parenti in Europa, quasi un messaggio: «Sto arrivando». A volte vengono loro sequestrati durante le operazioni di riconoscimento negli hotspot, se sono utili ad indagini; altre volte i migranti riescono a nasconderli e c’è chi dice che in alcuni casi abbiano provato a rifiutarsi di consegnarli alle forze dell’ordine. 


Al timone. A un certo punto un migrante riprende col telefonino l’uomo al timone che gli fa segno di non farlo

Il barchino avanza nel mare calmo, in una mattinata di cielo terso e sole caldo. Non è sempre così e stavolta sembra una passeggiata. A un certo punto, l’obiettivo punta la poppa della barca: chi è al timone fa segno di non riprenderlo. Sembrerebbe uno scafista «vero», non uno degli stessi migranti a cui poi verrà ceduto il timone in cambio di un passaggio gratis o di uno «sconto» sul prezzo della traversata. Una tecnica che sarebbe avvalorata anche dal fatto che lo scafista lascerebbe l’imbarcazione e salirebbe sulla moto d’acqua che l’ha scortato sin lì. La moto torna in Libia, il barchino prosegue.

La moto d’acqua. Una moto d’acqua segue il barchino: servirà a riportare lo scafista sulla costa libica

Di lì a poco i migranti verranno tutti trasbordati su una nave di Sos Mediterranee-Medici senza Frontiere. Raccontano che sulle navi delle Ong si può festeggiare la fine della tribolazione, mentre così non è sulla navi militari. Chissà se è davvero così. Il telefonino torna in azione e svela altri dettagli di questa traversata tra la Libia e l’Italia. Ma qui il mare non fa paura ed è festa grande, con canti e balli sul ponte, con vestiti nuovi e le coperte sulle spalle. In attesa di sbarcare in uno dei porti del Sud Italia, sulla terraferma, in Europa. Una nuova vita.


In salvo. I migranti filmano i momenti subito dopo il trasbordo sulla nave Aquarius della Ong Sos Mediterranee/ Msf



La Cei: “Accuse alle Ong vergognose”. Ma Di Maio insiste: “Chi nega ha qualcosa da nascondere”
lastampa.it



Indignazione e controaccuse alla politica: all’indomani degli attacchi del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, al ruolo di alcune ong attive nel salvataggio dei migranti nel mar Mediterraneo, le organizzazioni non governative reagiscono con sdegno. A difenderle, dopo l’intervento di ieri di Matteo Renzi, è oggi anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. E pure la Cei. Ma in serata, dopo che dal blog di Grillo si torna a chiedere «tutta la verità sul ruolo delle Ong», è lo stesso Di Maio che incalza: «Chi reagisce chiudendosi a riccio o minacciando evidentemente ha qualcosa da nascondere».

Durissima la reazione di Medici senza Frontiere: l’organizzazione si dice «indignata per i cinici attacchi al lavoro delle ong in mare da parte di alcuni esponenti della politica, che hanno visto nelle ultime ore un crescendo di veleni e false accuse» e annuncia che «valuterà in quali sedi intervenire a tutela della propria azione, immagine e credibilità». Il presidente di Msf, Loris De Filippi, parla di «una polemica strumentale che nasconde le vere responsabilità di istituzioni e politiche, che hanno creato questa crisi umanitaria lasciando il mare come unica alternativa».

Altrettanto netto il commento di Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia: «Le operazioni della nostra nave avvengono sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana e respingiamo con forza ogni accusa della più minima connessione con i trafficanti. La `Vos Hestia´ opera solo in acque internazionali e non è mai entrata in acque libiche». «La missione di Save the Children è quella di salvare i bambini e non possiamo rimanere a guardare mentre affogano».
Di «vergognosa speculazione» parla Intersos, organizzazione umanitaria che partecipa, in collaborazione con l’Unicef, alle operazioni di soccorso sulle navi della Guardia Costiera Italiana. «Se siamo lì, è per fermare una strage. Se a qualcuno questo lavoro non piace, dica con chiarezza che preferisce un morto annegato ad un essere umano tratto in salvo».

Il ministro Orlando affida a Facebook il suo sdegno: «Voglio dirlo, se ci sono singole responsabilità vanno individuate e colpite. Ma sparare nel mucchio, seduti comodi in giacca e cravatta in uno studio televisivo o sfoggiando felpe davanti alle telecamere, è cinico e offensivo». E il direttore di Migrantes (Cei), mons. Giancarlo Perego, tuona: «Credo che queste accuse abbiano dietro una visione ipocrita e vergognosa di chi non vuole salvare in mare persone in fuga e di chi non vuole fare canali umanitari, combattendo così ciò che va combattuto realmente: il traffico di esseri umani che finanzia il terrorismo».

Dal Movimento 5 stelle, però, nessuna marcia indietro. Sul blog di Grillo, con un post firmato dall’eurodeputata Laura Ferrara, si precisa di non voler «fare di tutta l’erba un fascio», ma «vogliamo - si legge - tutta la verità sul ruolo delle Ong, vogliamo chiarezza e trasparenza, anche a tutela del lavoro di quelle Ong che da anni contribuiscono con sacrificio e dedizione a salvare vite umane nel Mediterraneo». A stretto giro, su Facebook, anche la replica di Di Maio: «Sul ruolo di alcune Ong nel Mediterraneo non chiedo di far luce solo io, non chiede di far luce solo il Movimento 5 Stelle, lo chiedono soprattutto un’inchiesta della magistratura di Catania e due rapporti dell’agenzia Frontex che conosciamo grazie al Financial Times. Chi reagisce chiudendosi a riccio o minacciando - conclude - evidentemente ha qualcosa da nascondere».

Proprio il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che indaga sui salvataggi da parte delle Ong, torna sulla necessità di trovare riscontri: «Noi dobbiamo trasformare le conoscenze in prove, e non è facile. L’importante è affrontare il fenomeno non soltanto dal punta di vista giudiziario, perché non lo risolve, ma complessivo. E bisogna fare presto».