martedì 18 aprile 2017

All’Outlet di Serravalle nessuno sciopero in massa, e chi è rimasto a casa è stato sostituito nei negozi

lastampa.it
antonella mariotti

I primi clienti di questa mattina di Pasqua con le serrande alzate sono quasi tutti stranieri


L’immagine dell’Outlet stamattina (domenica di Pasqua) è quella di una piazza praticamente deserta: i primi clienti nei negozi sono stranieri, fuori è allestita l’animazione per i bambini

Alle 11 e mezza di Pasqua il parcheggio del Serravalle Designer Outlet si stava riempiendo già di auto e pullman. Alle 14,30 erano quattromila le persone tra i negozi, per la maggior parte stranieri arrivati in mattinata. Questa è la giornata della protesta, ma i dipendenti sono quasi tutti qui.
È giusto dire «quasi» perché quelli in sciopero sono stati sostituiti, e forse domani si conosceranno i numeri reali di questa polemica che finisce sul lavoro a Pasqua ma parte da più lontano, dalla richiesta di più servizi per i lavoratori dei grandi marchi a quella di una contrattazione più sicura. Sono state solo quattro le serrande abbassate, compresa quella del sarto Marco Berardi che per primo si era dichiarato solidale con i suoi dipendenti e aveva dichiarato che non avrebbe aperto il negozio in appoggio alla protesta contro le aperture di Pasqua e Santo Stefano, le due festività aggiunte al calendario dalla McArthurGlen nei primi mesi dell’anno.

Le aperture festive sono uno dei dibattiti che sta sollevando il sindacato del commercio nelle tre declinazioni Cgil, Cisl e Uil, ormai da tempo, nel 2014 erano passate da 12 a sei le chiusure obbligatorie nei festivi, una deroga alla liberalizzazione. La Filcams Cgil è da sempre contraria alla totale liberalizzazione degli orari e delle aperture nel commercio, e sta portando avanti una battaglia a sostegno di una regolamentazione del settore, che permetta di venire incontro anche alle esigenze delle lavoratrici e lavoratori. La liberalizzazione voluta dall’allora governo Monti ha di fatto reso possibile più o meno tutto nel settore del commercio: aperture 24 su 24 e festivi compresi.

LA LEGGE CHE DIMEZZA LE CHIUSURE OBBLIGATORIE
La legge prevede dodici giorni festivi dell’anno (Capodanno, Epifania, 25 aprile, Pasqua, pasquetta, il primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, l’8 dicembre, Natale e Santo Stefano) nelle quali le attività commerciali devono rispettare degli orari di apertura e di chiusura domenicale e festiva. Dal 2014 però concessa una deroga fino ad un massimo di sei giorni, individuati liberamente tra i dodici «dandone preventiva comunicazione al comune competente per territorio». E ancora: «Le attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono soggette ad alcun obbligo di chiusura domenicale o festiva». 

TRA LE PIAZZE DELL’OUTLET
Anna Boschetti e Tiziana Montanari sono due mamme che accompagnano i bambini dalle «fate», un gruppo di ragazze impegnate nell’animazione. «Io lavoro in una società che fornisce servizi di ristorazione 24 ore su 24 - racconta Tiziana - facciamo i turni e oggi sono qui per accompagnare mio marito che si occupa di animazione. Lavorare nei festivi? Se serve perché no? Sono abituata». Problemi con la Pasqua e la religione? Nessuno, per Anna Boschetti: «Non sono religiosa, ma chiedo a quelli che protestano anche per questo se le altre domeniche vanno a Messa».
 
E poi ci sono tutti quelli che il lavoro tutti i giorni e tutta la settimana lo fanno da sempre. In questi giorni chi contestava la protesta dei lavoratori dell’Outlet di Serravalle portava ad esempio gli ospedalieri. Ma ribattono dalla Filcams Cgil che per prima ha fatto emergere il «caso Outlet»: «Il commercio non è un servizio essenziale paragonabile, come molti fanno, agli infermieri, vigili del fuoco o altro - afferma Alessio Di Labio, della Filcams Cgil nazionale - cosi come non è vero che tutti i paesi europei sono sempre aperti nei giorni festivi.

Le aperture indiscriminate non hanno, come molti auspicavano, né aumentato i consumi nè l’occupazione. Lo dimostrano le tante procedure di licenziamento collettivo aperte da diverse aziende della Grande Distribuzione Organizzata». Difficile se non impossibile durante questa prova di protesta nella battaglia di Pasqua far parlare - anche in modo anonimo - i commessi. Solo una direttrice di un negozio accetta di commentare ma senza nomi e cognomi: «Il vero problema è che questo centro è in crisi, ma non possiamo dirlo - sostiene a bassa voce -. Non ci sono più italiani che vengono a fare acquisti, i negozi vivono sugli stranieri.

Sono contenta di lavorare a Pasqua e non avrei fatto sciopero per non danneggiare la mia azienda: ma fino a ora ho battuto due scontrini». La «fatina» incrociata nella «piazza» principale di questa città della moda invece racconta a viso aperto e quasi scottato dal sole che si chiama Giulia Onorato, ha 22 anni, vive a Torino e passa la Pasqua qui a intrattenere i bambini con pennarelli e giochi. «Sono contenta, mi pagano abbastanza bene, non so ancora quanto esattamente, ma credo intorno ai 100 euro».  


Barricate contro l’outlet clienti scortati dalla polizia
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antonella mariotti

Ieri la protesta dei lavoratori a Serravalle Scrivia contro l’apertura nei giorni di Pasqua e Santo Stefano. Oggi lo sciopero


Disagi. La protesta dei lavoratori dell’Outlet ha di fatto reso impossibile l’ingresso fino alle 11 di ieri mattina

«Alla gente è arrivato il messaggio sbagliato. Non capiscono che lo sciopero non era per Pasqua, che è solo la punta dell’iceberg». Lorena Trovò che ha «44 anni fino a luglio e poi...» è in corteo con il suo compagno, lui che lavora in un negozio del Designer Outlet di Serravalle. «Ma per favore non nominarlo e neanche dove lavora. Devi scrivere che il problema sono gli orari, sono i soldi a fine mese». Nell’Outlet di Serravalle ieri è stato il primo giorno di protesta, di quella vera, che non si vedeva da qualche tempo, una boccata d’ossigeno per i sindacati: sono comparsi gli striscioni con «Quelli che non si arrendono» o più di battaglia «No al capitalismo che lede i diritti dei lavoratori». La protesta era contro la decisone della McArthurGlen di aprire anche i giorni di Pasqua e Santo Stefano: 363 giorni di aperture, due in più rispetto al solito.

Come al solito i conti su quanti erano per strada sotto sole non sono facili: per le forze dell’ordine circa 400 persone, un centinaio in più sul conteggio dei sindacalisti. «Ma è comunque un successo e poi hai visto quanti negozi chiusi? Guarda che comunque siamo tanti» Fabio Favola, Filcams Cgil Alessandria non sorride è teso, questo corteo e questo sciopero lo ha innescato lui dopo le assemblee che neanche immaginava fossero così partecipate e adesso sta lì a guardare i suoi ragazzi che sfilano, perché sono tutti giovani, i delegati li ha portati a essere eletti come rappresentanti e li cura e li osserva e «oggi sono loro i protagonisti. Non sentite l’azienda, parlate solo con loro». 

C’è Alexander Delnevo, 31 anni, quello che si prende più responsabilità, che parla senza timori davanti alle telecamere delle tv, dal Tg1 a Sky a Nemo di Raidue, tutti arrivati qui a vedere questa città della moda addobbata delle bandiere di protesta. Persino sul pilone con il logo McArthurGlen sventolano i vessilli di Cgil, Cisl e Uil: «Giochiamo a risiko, abbiamo conquistato l’Outlet» ride Marinella Migliorini Filcams regionale con la passione di difendere i piccoli esercizi commerciali. E poi c’è lei Alessandra Di Bella, che non arriva a trent’anni, una bimba a casa, e organizza la delegazione per andare a parlare con la proprietà.

Ma la sicurezza le chiede di fermarsi, che devono sapere se possono salire - è pur sempre una proprietà privata - e ci sono quelle magliette rosse con la scritta Cgil. «Se il problema è solo la maglia ecco fatto» via la maglia e Alessandra resta in reggiseno. Tutti ridono l’uomo della sicurezza arrossisce. Alla fine la delegazione di sette dipendenti sarà ricevuta da Daniela Bricola, la manager responsabile del Designer Outlet, un’ora di colloquio dopo il corteo. Gli ingredienti per la giornata particolare della «città della moda» c’erano tutti. Comprese le forze dell’ordine schierate a garantire che i clienti potessero accedere ai negozi. 

La protesta di sabato all’Outlet contro l’apertura a Pasqua



E non è stato facile: il blocco delle due rotonde di accesso sulla strada provinciale da Novi Ligure, e all’uscita dell’autostrada Genova-Serravalle, ha reso un deserto tutta la zona Outlet almeno fino alle 11. «Io volevo solo comprare una cucina», Paolo Sarti è riuscito a scavalcare il blocco hanno provato a opporsi, hanno gridato «Vergogna, vergogna» ma lui ha sorriso e si è fatto strada, e insieme al lui qualche dipendente, uno in monopattino. Ai blocchi c’erano gli uomini Fiom, Ivan Gaetani che «siamo qui per aiutare noi siamo esperti di protesta» che cerca di fermare Michela, una tabaccheria a Genova:

«Sono qui oggi ma domani e Pasquetta lavoro anche io. Questa protesta non la capisco». I momenti difficili sono arrivati con gli stranieri: «I have a mission» diceva un signore sventolando un documento scritto in arabo. È stato difficile farlo passare. Una coppia di tedeschi ha rinunciato: «Anche da noi non si lavora a Pasqua». E Angela e Francesco, in viaggio di nozze in Liguria «Noi capiamo la protesta non verremo a comprare qui domani. Ma oggi perché ci insultano? Non è giusto». Sono le tre del pomeriggio quando il parcheggio Outlet torna a riempirsi. Oggi seconda giornata di sciopero e un’incognita per questa nuova protesta: quanti negozi saranno chiusi?