lunedì 17 aprile 2017

Al capo di Huawei non piacciono gli smartwatch

lastampa.it
andrea nepori

Uno degli amministratori delegati del gigante di Shenzhen ha espresso dubbi sull’utilità degli orologi intelligenti, nonostante la sua azienda abbia da poco lanciato sul mercato il Watch 2


Huawei Watch 2

“Sono confuso dallo scopo degli smartwatch, visto che abbiamo sempre con noi uno smartphone”. Sono le parole con cui Eric Xu Zhijun, uno dei tre CEO di Huawei, ha espresso le proprie perplessità sul presente e sul futuro dei dispositivi indossabili da polso. L’AD di Huawei, uno membri del triumvirato che gestisce l’azienda con turni a rotazione della durata di sei mesi, ha esternato il commento durante il Global Analyst Summit, incontro annuale con analisti finanziari e giornalisti di settore che si è tenuto questa settimana a Shenzhen.

«Xu Zhijun ha chiarito in apertura al suo commento che non è abituato ad indossare un orologio», spiega Carolina Milanesi, analista di Creative Strategies che era presente all’incontro in Cina. «I nostri dati sul mercato USA mostrano che solo il 33% degli acquirenti di smartwatch non indossava alcun orologio prima di comprare il proprio wearable. Questo potrebbe in qualche modo comprovare che i consumatori non abituati a portare l’orologio potrebbero essere più difficili da convincere circa la necessità di indossare uno smartwatch o una fitness band.»

Le posizioni del CEO Xu sorprendono comunque, se non altro perché arrivano in concomitanza con la commercializzazione del Watch 2, seconda iterazione dell’indossabile di Huawei presentata poco più di un mese fa in occasione del Mobile World Congress di Barcellona. L’alto dirigente ha chiarito che il suo scetticismo è noto anche ai team interni che si occupano dello sviluppo del Watch: 
“Quando lo smartwatch team mi presenta varie idee con grande entusiasmo, io continuo a ricordare loro di considerare se vi siano necessità tangibili [per questo tipo di prodotto] sul mercato”, ha spiegato Xu.

Il commento del CEO di Huawei riassume le perplessità di molti esperti di settore. Fatto salvo l’Apple Watch, che secondo le più recenti statistiche di J.D. Power ha il più alto grado di soddisfazione tra i clienti che l’hanno acquistato, il resto degli smartwatch e degli indossabili da polso non convince chi l’ha comprato.

Giudicare l’andamento della categoria non è facile, perché praticamente nessun produttore (Apple, Huawei e Samsung comprese) ha rivelato finora numeri precisi sulle vendite degli smartwatch. L’unica possibilità è affidarsi ancora alle stime e alle considerazioni - tutt’altro che entusiastiche - degli analisti finanziari e di mercato. Secondo gli esperti di Forrester Research, ad esempio, buona parte degli acquirenti di uno smartwatch smette di usare il prodotto poco tempo dopo l’acquisto; per IDC - che stima in 49,2 milioni le unità vendute nel 2016 - gli utenti potenziali faticano a capire la proposta di valore del prodotto.

Servirebbe un punto di svolta, insomma, una “killer feature” che possa convincere anche i più scettici a mettere al polso un orologio smart. L’introduzione di una scheda SIM che possa rendere il dispositivo indipendente dall’accoppiamento con lo smartphone, ad esempio, è la soluzione tentata da Huawei con il Watch 2.

A Cupertino, invece, si lavora con insistenza sul fronte della salute. Secondo indiscrezioni recenti Apple sta investendo ingenti risorse sulla creazione di un sensore non invasivo per la misurazione di glucosio. L’introduzione di una simile innovazione su una versione aggiornata dell’Apple Watch potrebbe rivoluzionare la vita di milioni di persone affette da diabete e ridefinire la natura di un dispositivo ancora alla ricerca della propria identità.