sabato 1 aprile 2017

Africa svuotata: quasi un genocidio

ilgiornale.it
Nino Spirlì



Un enorme, ricchissimo, sconosciuto, in parte inesplorato continente, che sta perdendo la propria identità, prima ancora di essere riuscito a presentarla in maniera dignitosa e reale al resto del mondo. Non sappiamo quasi nulla dell’Anima dei mille e mille popoli africani; tanto che li consideriamo – ignoranti che siamo – un solo popolo di un solo Stato: l’Africa. Di loro e della loro terra abbiamo imparato ciò che ci hanno imboccato a forza quei quattro documentari televisivi sulla caccia all’elefante, l’accoppiamento dei leoni, le corse dei giaguari nelle savane, i “ciondoli” giganteschi dei Masai, lo sfruttamento delle donne dalle mammelle visonate. Di ognuna delle innumerevoli etnie del continente nero, noi uomini occidentali, pur conoscendo usi, costumi e tradizioni, grado di emancipazione, di istruzione, di progresso sociale, rabbie e disincanti, ignoriamo la vera Identità. Oserei dire, la Divinità…

Sappiamo, sì, che, da quelle parti, la vita umana vale poco. Che non campano tantissimo. Che studiano in pochi. Che scopano tanto. Che i vaccini e i farmaci li vedono come noi vediamo l’altra faccia della luna. Che quando si incazzano fra loro, si massacrano a machetate. Che i loro grassi e disonesti governanti hanno il culo strapieno di dollari, euro, oro, diamanti, mentre il resto della popolazione di ciascuno Stato africano è strapovera, malata e trattata peggio che uno sputo per via.

Sappiamo che i cinesi stanno comprando l’intero continente, pagandolo a suon di mazzette. Che gli americani e i russi, gli inglesi e gli olandesi, i belgi e i francesi, arabi e indiani, da decenni, ne svuotano cave, miniere, mari e foreste. Che gli islamici sono i padroni del petrolio (e non solo di quello) di tutta l’Africa. Che i missionari di tutte le religioni sono amati e odiati, e che, molti di loro, hanno più famiglie del più poligamo degli indigeni stessi.

Sappiamo che guerre e stragi, da quelle parti, puzzano più di strategie straniere e di venduti locali, piuttosto che di vere e proprie rivendicazioni autoctone.

Sappiamo che qualche potentato massomafiopolitico sta svuotando l’intero continente di braccia forti e ventri fertili, trattenendo solo i vecchi e i deboli, che vengono ammazzati, comunque, in loco con epidemie misteriose e cure fasulle.

Insomma, un Genocidio!

Un genocidio che sta causando un altro genocidio. Il nostro.
Perché quei coglioni africani muscolosi e armati di smartphone e stupefacenti, che si vendono ai disonesti, per venire a pisciare per i viali delle nostre capitali, ammazzano, partendo da casa propria, il proprio popolo; e ammazzano, arrivando, il nostro popolo. Usati da chissà quale “figlio di puttana” che ha messo in atto lo sfruttamento finale dell’ultimo lembo di terra che somiglia, per bellezza e ricchezza, a quei primi sette giorni della Genesi.

Ogni partenza da una capanna di canne, una casetta di fango, un condominio sgangherato di Abidjan, Accra, Bamako, equivale ad una resa. Alla consegna della propria Identità ad invasori senza pietà. Ogni sbarco a Lampedusa, Reggio Calabria, Corigliano, Crotone, corrisponde ad un genocidio della nostra gente. Decine di Culture, decine di Identità millenarie, triturate e impastate con un unico scopo: sradicarci, renderci senza passato. Immergere nella nebbia dell’oblio i nostri ricordi. Così potremo essere tutti trasformati in esseri inferiori, da tenere sotto come scimmie ammaestrate davanti ad una catena di montaggio. Fra poco serviremo tutti, bianchi, neri, gialli e rossi, semplicemente per creare profitto per un’oligarchia di sfruttatori, che non ci riconosceranno alcun diritto. Nessuna libertà.

O ci ribelliamo subito, o sarà la fine.
E, guarda caso, i primi a dover dire NO sono proprio questi cristoni africani! Sono proprio loro che non dovrebbero abbandonare a morte certa genitori, nonni, fratelli, sorelle. Sono proprio loro che dovrebbero armarsi a casa propria e lottare per restare. Per seminare e raccogliere. Per crescere e costruire un vero futuro. Africano. Qui, saranno sempre “quelli delle banlieue, delle periferie”. Per uno che ce la farà, mille coveranno solo odio e frustrazioni.

Questo dovrebbero insegnar loro i “professorini” delle cooperative. Anziché far finta di essere santi, andandoli a strappare alle onde del loro mare…

Fra me e me.
“Prima che il diritto di emigrare, ogni popolo a dovrebbe avere il diritto di restare nella propria terra”, così – più o meno – il primo santo vivente del XXI secolo Cristiano, Papa Benedetto XVI