mercoledì 1 marzo 2017

Video hot, l’inganno di farlo “per gioco”

lastampa.it
antonella boralevi



Una sera che sembra la solita, il gestore del locale dove Elisabetta Sterni, 30 anni, lavora come ragazza immagine, la chiama in disparte. C’è un tuo video che gira sui telefonini, le dice. “Ci sono rimasta di sasso, ma speravo che fosse una esagerazione. Poi mi sono resa conto che tutta la gente che avevo intorno, aveva quel video. È arrivato persino sul telefonino di mia nipote che ha 17 anni”, ha raccontato Elisabetta ai media. Perchè, invece di nascondersi, Elisabetta Sterni ha acceso la webcam e su Facebook ha annunciato che avrebbe denunciato: “Tutti. Lui, perchè ha tradito la mia fiducia. Ma è giusto che paghi anche chi ha moltiplicato quelle immagini con leggerezza”. 

Per un video analogo, girato con il fidanzato, Tiziana Cantone si è suicidata di vergogna . E’ morta per sparire, e purtroppo ha ottenuto l’esatto contrario: il suo nome e la sua storia sono diventati un simbolo. Di cosa? Alcuni psicologi sostengono che la relazione personale ,anche quella amorosa, è diventata sempre più mediatica. Esiste solo se viene mostrata sui social. Proverei ad aggiungere che dietro la diffusione di video privati sulla pubblica rete (di propria iniziativa o per un abuso di fiducia) forse non c’è solo esibizionismo. Forse c’è anche paura. a paura a mille facce che capita che mangi, ogni tanto, noi donne. Anche quelle più forti. La paura di perdere: un momento, una emozione, l’attenzione di un uomo.

La paura di non essere all’altezza. Di non essere abbastanza brillanti, abbastanza giuste, abbastanza evolute. Di non afferrare quello che ci spetta del brivido di essere vive. C’è una parola che sintetizza questo magma: “per gioco”. Qualcuno, o tu stessa, ti dice “giochiamo” e tu entri in un altro mondo, dove tutto vale tutto, e le conseguenze non esistono. Dove ti senti finalmente protagonista. Dove ti senti libera. Per questo,credo, anche per donne intelligenti, è così difficile difendersi. E allora la scelta di Elisabetta, di metterci la faccia, è l’unica possibile.