mercoledì 1 marzo 2017

Vaffanderby

lastampa.it
mattia feltri

Già valutato il peso politico del vaffanquì, in termini di analisi politica, e del vaffanlà in termini di consenso, avremo presto il privilegio di un pronunciamento giuridico, e cioè se sia più penalmente rilevante il vaffansù o il vaffangiù. E’ infatti successo che Antonella Buscaglia, capogruppo dei Cinque stelle a Biella, abbia espresso su Facebook tutto il suo disagio per l’esultanza leghista all’uccisione di Amri, il terrorista che il 19 dicembre ha ammazzato dodici persone a Berlino travolgendole con un camion. Una questione filosoficamente imprescindibile, e cioè se la pietà per i morti non trovi nessun morto escluso (senza dubbio, direbbe un vecchio umanista di stampo novecentesco).

La dissertazione si è poi conclusa con l’esercizio di una primogenitura ideologica che in tutta onestà va riconosciuta ai grillini, e attraverso la quale la signora Buscaglia ha invitato gli interlocutori a un vaffa collettivo. Di una risposta meno generica, ma metodologicamente consonante, si è incaricato Matteo Salvini: mavaffantù. Buscaglia ha ora mosso querela al medesimo Salvini e ad altri settecento vaffantroll, e un giudice dovrà stabilire se costituisca reato il vaffanlei ma non il vaffanvoi. Non abbiamo né la scienza né la presunzione di sostituirci al magistrato ma, se toccasse a noi dirimere la disputa, considerata la levatura della stessa, e dei convenuti, e specialmente il carico dei tribunali, noi li manderemmo tutti a… assolti.