mercoledì 8 marzo 2017

Una petizione su Change.org per promuovere l’utilizzo dei braccialetti elettronici per gli stalker

lastampa.it
andrea carugati



La voce rotta dal pianto di Rosa, una donna di 40 anni, irrompe dentro Montecitorio alla vigilia dell’8 marzo. ”Io gli volevo bene”, racconta la donna parlando dell’ex compagno, diventato il suo incubo, che un martedì di alcuni mesi fa si è presentato nel suo posto di lavoro con una pistola carica in mano. Dopo mesi di pedinamenti, telefonate a tutte le ore, minacce. “Ho visto che avvicinava la mano a una tasca e ho capito ‘sono senza scampo, è la fine’, mi sono detta”. Ma la pistola gli scivola di mano e cade, e lei fa in tempo a chiamare un agente al cellulare: “Se avessi dovuto chiamare il 113 e restare in attesa non mi sarei salvata”. 

Rosa (il nome è di fantasia) racconta la sua storia che è simile a quelle di tante altre donne: alcune come lei possono ancora raccontare. Altre, come la giovane romana Sara Di Pietrantonio, sono state uccise dai loro aguzzini: 1740 in dieci anni, ha raccontato la giornalista del Tirreno Ilaria Bonuccelli che ha lanciato una petizione su Change.org per promuovere l’utilizzo dei braccialetti elettronici per gli stalker. Si tratta di cavigliere collegate a due trasmittenti (una indossata dalla donna e un’altra dallo stalker), operative in Italia dal 2015.

Quando l’uomo che ha subito un’ordinanza restrittiva dal magistrato si avvicina alla donna, superando il limite indicato dal giudice, lo strumento suona e avverte direttamente anche la polizia. “Così la donna può vivere e spostarsi liberamente- spiega la deputata Pd Alessia Morani -. I braccialetti in uso in Italia ad oggi sono 20 ma c’è un solo caso di utilizzo. Mi appello alla magistratura perché ci spieghi i motivi per cui questo strumento non viene utilizzato, se c’è un difetto normativo da sanare il Parlamento è disponibile”.

Rosa continua il suo racconto, simile a tanti altri: le violenze, i pentimenti dell’uomo, i tanti perdoni. “Io gli volevo bene, lui era molto bravo a chiedere perdono”. Poi lei interrompe la relazione, lui diventa sempre più aggressivo: prova ad aggredirla con un coltello, poi la sperona con l’auto. Fino al tentato omicidio con la pistola. “In quell’occasione è stato arrestato, ma è rimasto dentro solo tre giorni, poi è andato ai domiciliari”. Ora, in attesa del processo, è a piede libero, con una ordinanza che gli impone di restare a 200 metri da Rosa. Ma per lui non c’è nessun braccialetto, nessuna forma di controllo diretto. 

Diverso il caso di una donna veneta, il cui ex marito era stato sottoposto al braccialetto anti-stalking. L’unico finora utilizzato in Italia. Ma quell’ordinanza è stata ritirata perché lo strumento è stato ritenuto “troppo invasivo”, racconta Matteo Lazzaro, legale della donna, che ricorda come la sua assistita si sia opposta invano alla revoca. “C’è una resistenza culturale rispetto all’utilizzo di queste tecnologie”, dice Morani. “E anche una sottovalutazione di quanto sia fondamentale bloccare questi stalker prima che l’escalation di violenza arrivi ad un tragico epilogo”. Morani racconta l’esempio spagnolo, dove sono stati utilizzati i braccialetti su oltre 750 uomini. “In nessuno di questi casi l’esito è stato un femminicidio”.

Le statistiche parlano di una donna uccisa ogni tre giorni nel nostro Paese: 116 nel 2016 secondo Telefono Rosa. Secondo l’Istat, ci sono 6 milioni e 788 mila donne che almeno una volta nella loro vita subito un qualche tipo di violenza. Dall’inizio dell’anno ci sono stati già cinque femminicidi e almeno 4 tentativi. “Firmare la nostra petizione- spiega Bonuccelli- significa dire ‘basta alle scarpette rosse’. I braccialetti elettronici non sono la soluzione ma un primo passo per garantire un po’ più di sicurezza a chi trova il coraggio di denunciare. La Turchia li usa, l’Italia no”. “Sono due mesi- conclude la giornalista- che chiediamo al Viminale dove sono questi 20 braccialetti elettronici, che tutti noi cittadini paghiamo perché c’è una

convenzione con Telecom che costa 10 milioni all’anno, considerando anche i braccialetti per la detenzione domiciliare. Non abbiamo ancora avuto una risposta”.