sabato 18 marzo 2017

Strappo che va oltre la politica

lastampa.it
francesco bei

Si possono legittimamente criticare i senatori che, votando contro la decadenza di Augusto Minzolini, hanno di fatto svuotato di senso la legge Severino. Si può certamente attaccare il Pd, accusarlo di consociativismo con Forza Italia, denunciarne il doppiopesismo quando si trattò di cacciare dal Senato Silvio Berlusconi. Si possono fare e dire molte cose e il Movimento Cinque Stelle, nella conferenza stampa di ieri, ha detto tutto quello che c’era da dire e anche di più.

Ciò che tuttavia non si può fare – e spiace ricordarlo a un giovane che da quattro anni ricopre (grazie ai voti del Pd) la carica di vicepresidente della Camera – è lasciare libertà di caccia ai picchiatori. Perché di questo stiamo parlando. Quando Luigi Di Maio sostiene che i senatori a favore di Minzolini non si devono lamentare «se poi qua fuori i cittadini manifestano in maniera violenta», bisogna dire chiaro che il limite è stato sorpassato.

Il limite della convivenza civile, quello che dovrebbe imporre a tutti, specie a chi rappresenta le istituzioni parlamentari, di fermarsi prima della soglia dell’incitamento indiretto al linciaggio. Ogni giustificazionismo della violenza è sbagliato. Di Maio è un moderato, domani potrebbe persino avere l’onore di rappresentare l’Italia nel mondo. Quelle parole non gli appartengono e farebbe bene a riconoscerlo. E anche il gesto di stracciare una legge dello Stato, altamente simbolico, appare del tutto fuori luogo. 

Tra i senatori messi alla gogna da Di Maio e Di Battista c’è anche la giornalista antimafia Rosaria Capacchione, sotto scorta, un garantista a 24 carati come Luigi Manconi, un antirenziano doc come Massimo Mucchetti, fino al filosofo dell’operaismo Mario Tronti. Tutti eversori e venduti? Di Maio è un politico capace e siamo certi che saprà emendarsi da questo scivolone. Nel frattempo, lo invitiamo a riflettere su queste tre righe. «Le istituzioni parlamentari, con tutti i loro difetti, hanno una funzione: proteggere un minimo di libertà politiche e di diritti personali contro il dispotismo, mentre i fascisti intendono fare uso della forza di strada per abolire le istituzioni parlamentari». Lo scriveva Gaetano Salvemini a Carlo Rosselli. Sappiamo com’è finita.