lunedì 27 marzo 2017

Spiare il partner sullo smartphone? Più facile di quel che sembra

lastampa.it
lorenzo longhitano

Il software esiste ed è disponibile per pochi euro, ma a volte non è neppure necessario. Ecco come tutelarsi



Partner e compagni di vita spiati e controllati ventiquattro ore su ventiquattro, abusando degli stessi strumenti utilizzati da organizzazioni e governi per monitorare terroristi e dissidenti. È l’ultima denuncia che parte dalla rivista Forbes e secondo la quale, nel variegato mondo degli sviluppatori di software per la cyber sorveglianza, sarebbe in vigore una pratica preoccupante: vendere sottobanco, a comuni cittadini, potenti software normalmente riservati a soggetti ben più facoltosi. La pericolosità delle soluzioni elencate da Forbes sta nella loro capacità di insediarsi silenziosamente ed efficacemente all’interno di uno smartphone per spifferarne i segreti a chi sta in ascolto, ma ottenere mezzi meno raffinati ma in qualche modo efficaci a scopi così meschini è anche più semplice di quanto riferito dalla rivista.

Strumenti come Stalkscan sembrano all’apparenza innocui, ma se usati con le intenzioni sbagliate possono rivelarsi molto pericolosi. Il sito in questione permette gratuitamente di esplorare il profilo Facebook di chiunque alla ricerca di informazioni lasciate pubbliche, ma normalmente nascoste nei meandri del sito: tramite la comoda interfaccia si possono visualizzare i luoghi visitati, gli eventi in programma e i like alle foto sui profili altrui in pochi clic. Oltre a Facebook, altri siti e servizi ormai onnipresenti nella nostra vita digitale si possono trasformare in armi. Ancora non tutti sanno che un normale account Google collegato allo smartphone non contiene soltanto email e informazioni sui contatti, ma anche uno storico degli spostamenti registrati tramite il GPS del telefono: un dettaglio attivato per impostazione predefinita e accessibile da ogni computer o dispositivo.

In questi casi il pericolo deriva da informazioni che non vengono adeguatamente protette, la cui responsabilità dovrebbe gravare sulle spalle di chi le produce; esistono però molti altri strumenti ugualmente facili da reperire, che permettono di carpire dati personali e privati dagli smartphone o dai computer delle vittime senza che questi ultimi ne siano consapevoli in alcun modo. In particolare, chiunque abbia accesso fisico al dispositivo da spiare può installarvi qualunque tipo di software: da

semplici keylogger, ovvero programmi che registrano ogni lettera digitata sulle tastiere virtuali, fino a soluzioni più complesse offerte in abbonamento a poche decine di euro al mese, in grado di tenere traccia di ogni tipo di attività — dalle chiamate ai messaggi, da Facebook a eventuali conversazioni su Tinder. Basta avere il tempo di caricare il software a bordo e di impostarlo adeguatamente: le informazioni raccolte vengono spedite di nascosto all’indirizzo scelto, tramite la connessione Wi-Fi o cellulare del dispositivo.

Per fortuna tutelarsi da questo genere di intrusioni non è difficile. Gli occhi indiscreti su Facebook e dintorni si neutralizzano imparando a stringere le maglie della propria privacy sui social network, sia tramite le impostazioni, sia con un uso più oculato di questi mezzi; gli account online in generale vanno poi protetti evitando di condividerne le password (anche quelle relative a servizi apparentemente innocui) e attivando le verifiche in due passaggi su tutti i siti che le prevedono; per difendersi dalle app spia, invece, basta in teoria impostare una password sicura sul telefono o evitare di lasciarlo in mani altrui, se necessario anche quando si tratta del partner.