sabato 18 marzo 2017

Sbronzi di iPhone

lastampa.it
mattia feltri

Lo dico a mio figlio: sei un drogato. Ha quasi otto anni e dopo scuola se ne sta sul divano per ore con l’iPad, e riemerge psichedelico annunciando il record a Minecraft, orgoglioso, come se potessi apprezzare la portata dell’evento. Mia figlia, di tre anni più grande, rinnova lo stato del profilo WhatsApp ogni sera, di modo che i compagni di chat si facciano di lei un’idea dinamica. Tutti abbiamo ragazzi in bulimia digitale, e siamo terrorizzati dalla prospettiva di vederli crescere in modalità automa. 

E però sul «New York Times» è uscita una interessante inchiesta secondo cui nell’ultimo decennio gli adolescenti americani hanno progressivamente ridotto il consumo di sigarette, alcol, marijuana, ecstasy e crack, in perfetta coincidenza con la proliferazione imperiosa di tablet e smartphone. Pare che i videogames eccitino i sensi quanto uno spinello e i social appaghino il desiderio di una vita propria e indipendente più di una sbronza di gruppo. Sarà comunque una dipendenza, ma certo meno inquietante. Forse dovremmo ficcarci in testa che la vita online non è virtuale, ma ormai è quella reale.

E bisognerebbe semplicemente dire ai ragazzi che tutto ciò che si fa online è come farlo alla finestra, e in piazza: servono accortezza e cervello. Vale soprattutto per i tanti genitori, in buonissima fede, che ho sentito dire ai loro figli: spegnete quel telefonino, guardatevi negli occhi, parlatevi. È che se spengono il telefonino e si guardano negli occhi, dopo cinque minuti dalla noia si accendono un canna.