giovedì 9 marzo 2017

Quanto è pericolosa la Corea del Nord? E che cosa vuole? La crisi in dieci domande

corriere.it
di Guido Santevecchi

Perché le tensioni sono aumentate in questo modo? Che c’entra Donald Trump? E che cosa può fare la Cina? Le risposte del nostro corrispondente da Pechino


1. Quanto è pericolosa la Corea del Nord?
Dietro le immagini coreografiche del leader Kim Jong-un in visita a orfanotrofi, fabbriche di scarpe, allevamenti di pesce, parate militari al passo dell’oca, il regime ha costruito un arsenale con almeno 20 ordigni nucleari, secondo l’intelligence occidentale. Pyongyang, che ha fatto esplodere due atomiche sotterranee nel 2016, sostiene di aver acquisito la tecnologia per «miniaturizzare» le testate e montarle su un missile. Manca solo un missile balistico intercontinentale (Icbm — intercontinental ballistic missile nel linguaggio militare) per poter minacciare le città degli Stati Uniti. Ma quelle della Corea del Sud e del Giappone sono già nel suo raggio d’azione.
2. Ma che cosa vuole la Corea del Nord?
Con la sua corsa alle armi nucleari e missilistiche il regime di Kim Jong-un vuole anzitutto far sapere al mondo di avere una «polizza di assicurazione» che potrebbe costare milioni di morti in caso di guerra. Uno scontro «limitato» alla penisola coreana, già ora, secondo gli analisti Usa farebbe fino a un milione di morti nell’area di Seul.
3. Quattro missili lanciati in un solo giorno, il 6 marzo, dalla Corea del Nord. Perché?
I tecnici militari stanno cercando di mettere a punto un missile balistico capace di raggiungere le città degli Stati Uniti. Ogni lancio permette di raffinare la tecnologia. Ora i motori dei missili sono alimentati da combustibile solido e gli ordigni montati su lanciatori mobili: così sono più difficili da individuare. «Siamo all’ultimo stadio della preparazione», ha annunciato Kim Jong-un a Capodanno: l’intelligence Usa comincia a credergli.
4. Perché ora?
Si possono fare alcune ipotesi: i quattro missili fanno parte della «consueta» risposta nordcoreana alle grandi manovre militari congiunte che ogni anno in questo periodo svolgono americani e sudcoreani. Pyongyang risponde sempre alla «provocazione» con minacce, cannonate e qualche missile dimostrativo. Lo show spettacolare e inquietante potrebbe essere anche un «mezzo di distrazione di massa» dopo l’assassinio del fratellastro di Kim a Kuala Lumpur, che ha creato nuovo isolamento (la ricostruzione di Guido Olimpio e Guido Santevecchi sfiorando l’icona blu) . O potrebbe essere un rischioso segnale di sfida a Donald Trump.
5. Che c’entra Trump?
In campagna elettorale Donald Trump si era detto disposto anche a incontrare Kim Jong-un. Poi in un tweet da presidente ha detto: «Test di missile intercontinentale nordcoreano? Non accadrà». Si è messo in una posizione difficile e sa di doverne uscire, con la forza o con un difficilissimo tentativo negoziale. Qualche analista sostiene che anche al presidente americano potrebbe servire un «nemico vero», nell’arena internazionale, per uscire dalle polemiche interne.
6. Ma che possono fare gli Stati Uniti?
Il Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca ha avviato una revisione della strategia. La «Pazienza strategica» dell’Amministrazione Obama, affidata solo alle sanzioni Onu, non ha funzionato. I consiglieri di Trump valutano diverse opzioni: dal riconoscimento della Nord Corea come «Stato nucleare» e avvio di trattative, all’attacco preventivo sulle basi. Seul si è dotata di una brigata d’élite (circa 2 mila incursori) che in caso di crisi cercherebbe di decapitare il regime nemico.
7. E che può fare la Cina?
Pechino è l’unico alleato potente al fianco di Pyongyang. Non vuole che il piccolo Paese al suo confine settentrionale crolli per non vedere gli americani avanzare dal 38° parallelo fino alla propria frontiera. Ma teme anche l’imprevedibilità di Kim Jong-un (il presidente Xi Jinping non lo ha mai voluto incontrare). Insiste per la ripresa dei colloqui a sei tra Usa, Cina, Russia, Giappone, e due Coree. I colloqui si sono bloccati nel 2009 su decisione nordcoreana. La Cina dice che le sanzioni non possono essere il fine, ma il mezzo per riprendere il negoziato.
8. Quanti sono i nordcoreani?
«Un popolo felice» di 25 milioni di persone secondo i dati ufficiali. Di questi, 2,8 milioni vivono nella capitale Pyongyang, città ordinata e con poco traffico, dotata di una metropolitana scavata cento metri sotto il livello del suolo per essere usata anche come rifugio antiatomico in caso di necessità. Gli abitanti ammessi a risiedere a Pyongyang sono selezionati in base alla lealtà: Kim Jong-un non vuole correre pericoli durante le adunate oceaniche.
9. Qual è lo stato dell’economia nordcoreana?
Pyongyang non pubblica dati. Secondo l’annuario della Cia il suo Pil reale sarebbe di 28 miliardi di dollari all’anno, 40 miliardi aggiustato con il criterio della Parità di potere d’acquisto. Il Pil della Sud Corea (50 milioni di abitanti) invece vale oltre 1.370 miliardi di dollari. Le sanzioni hanno inciso sulla Nord Corea: Pechino ha appena bloccato l’import di carbone, che fornisce al regime il 40% della sua valuta estera.
10. Cosa dicono i fuggiaschi della Nord Corea?
Da quando è al potere Kim Jong-un (dicembre 2011) il numero dei fuggiaschi è diminuito, per effetto di controlli più serrati. Ultimamente sono scappate una ventina di cameriere di ristoranti nordcoreani all’estero, che hanno poco da raccontare. Ma ha tradito e si è rifugiato a Seul anche l’ex numero due dell’ambasciata a Londra, Thae Yong-ho. E ha detto: «Il regime impedisce che dall’esterno arrivino informazioni, la gente non conosce il mondo di fuori, non sa che si può vivere in un modo diverso, libero».