sabato 4 marzo 2017

Parti di cervello delle vittime del nazismo trovate nella cantina del Max-Planck-Institut di Monaco

lastampa.it
monaco di baviera

Rinvenuti decine di contenitori di vetro con sezioni di cervelli in formalina e altri tessuti umani

Quando sono scesi in quella cantina del Max-Planck-Institut di Monaco, il dottor Martin Keck e la sua piccola squadra di scienziati non credevano ai loro occhi. Decine di contenitori di vetro con sezioni di cervelli in formalina e altri tessuti umani. Il medico sapeva però bene di che si trattava: era quel che rimaneva delle vittime dei programmi di «eugenetica» del Terzo Reich, materiale accatastato alla meno peggio in un antro dell’archivio di quella che è una delle più autorevole istituzioni scientifiche del mondo.

Una cantina che Keck e i suoi colleghi, incaricati delle ricerche dallo stesso Max-Planck, hanno trovato in uno stato di «totale confusione»: l’hanno descritto lo spazio come una specie di grande «ripostiglio della spazzatura», con documenti, preparati e strumenti «buttati a casaccio qua in una condizione desolante». Lo rivela il settimanale tedesco Der Spiegel, secondo cui questi materiali erano considerati fino ad adesso perduti.

In tutto si calcola che tra il 1939 e il 1941 siano state circa 70 mila le vittime assassinate dai nazisti nell’ambito dei programmi da loro definiti di «eutanasia»: bambini, adulti con gravi infermità mentali o fisiche, un numero che poi cresce drasticamente fino al 1945, con una stima che va dalle 120 mila alle 250 mila persone. Un’altra strage silenziosa, perpetrata dagli scienziati del Reich «in nome della ricerca».

Ma, stando a quello che scrive lo Spiegel, molti di questi segmenti cerebrali dei «pazienti» di strutture adibite alla «distruzione di vite indegne di essere vissute» sono stati utilizzati dagli scienziati ancora per decenni dopo la fine della guerra. Solo nel 1990 il Max-Planck-Institut avrebbe deciso di tumulare i resti di quelle vittime la cui morte poteva essere ascritta ai programmi di eugenetica nazista.

L’inumazione avvenne al Waldfriedhof, uno dei più grandi cimitero di Monaco, in una cerimonia che il settimanale definisce «poco dignitosa». Di sicuro era anche furtiva: ancora prima dell’alba, per evitare di suscitare l’interesse della stampa popolare, furono sotterrati i resti umani, segmenti di cervello ma anche cervelli integri compresi, in ventiquattro scatole di metallo e legno. Ma si trattava solo di circa il 30 per cento dei resti che si trovavano nelle cantine dell’Istituto.