domenica 19 marzo 2017

Non è vera giustizia strappare una figlia alla madre

lastampa.it
a cura di maria corbi



Sono Gabriella Carsano Deambrosis, la mamma di Rosa. Purtroppo sono certa di non dover spiegare a Lei altro di me poiché ormai da anni, e di più in questi giorni, sono sulla cronaca dei giornali. Avrei voluto esserci per festeggiare la gara di nuoto di mia figlia o la sua prima scalata in montagna o più semplicemente perché lei, la mia Rosa, sarà premiata per essere la bambina più generosa e più solidale di tutti. 

Questo mi piace sognare per la mia Rosa: che sia una bambina generosa e capace di perdonare. Perché il perdono rende forti. E lei dovrà essere una bambina forte per accettare il torto più grave che si possa fare in vita a un essere umano. Strapparle i suoi genitori che con tanto amore l’hanno accolta, l’hanno amata e saranno sempre qui pronti ad attenderla ma anche a combattere. Perché una mamma non si arrende, perché una mamma non si può arrendere, perché una figlia vuole che la sua mamma non si arrenda.

Sono una mamma normale, sicuramente non sarei stata una mamma perfetta e sicuramente non sarò una mamma perfetta, solo una mamma normale con le paure di chi ha per la prima volta nelle mani un neonato, le incertezze, le ansie. Ma certamente una mamma pronta a imparare con umiltà, con impegno e con tanto amore. Ma mi dica,cara Maria, è veramente possibile rassegnarsi a una ingiustizia così grave? Avrà letto che qualcuno pensa che ormai sia tardi, troppo tardi per averla con noi, ma non tutti sanno che la mia Rosa da quando è stata portata via dalla sua mamma e al suo papà ne ha passate di vicissitudini tra ASL, comunità, famiglie affidatarie che si sono succedute.

E non possiamo sapere da quando e per quanto tempo è con l’attuale famiglia. Non dubitiamo che Le vorranno bene. Cara Maria vorrei rivolgermi proprio a questa famiglia: come si può pensare di colmare il vuoto che Rosa avrà sempre con sè? Cosa diranno a Rosa quando chiederà “perché non sono stata con i miei veri genitori”? Come possono non considerare che la sua mamma e il suo papà veri sono qui ad attenderla? Come si può pensare che il bene di Rosa sia quello di rimanere lontana da noi, di non conoscerci? Cosa risponderà Rosa a un suo ipotetico compagno di banco che le racconterà la sua vera storia? E come si spiegherà Rosa che quei suoi genitori lei non potrà rivederli se non al compimento del suo diciottesimo anno di età? 

Mi chiedo e Le chiedo: è giusto privare una bambina di tanto amore? La cronaca, Lei saprà meglio di me, ci narra di storie terribili di abbandono, di droga, di abusi che rendono necessaria l’adozione di provvedimenti estremi di allontanamento. Ma l’amore, quello no. Sono stata guardata in ogni ruga, il mio pensiero analizzato nel retro pensiero, le mie frasi trasformate e lette con varie interpretazioni e se c’era la possibilità di guardare lo stesso fatto con le due facce della medaglia, a me non è stato dato scampo, solo la facciata nera.

Impossibile dare un senso a tutto questo ma mi domando come si possa scivolare nei meandri di una giustizia così ingiusta. Come si possa accettare che qualcuno ti dica che hai abbandonato un figlio per poi ritrattare ma senza via di scampo perché ormai sarebbe troppo tardi, che Rosa da quando ci è stata portata via al’età di 35 giorni non è più la stessa. Siamo certi che non lo sia fisicamente ma Rosa è nata in un Paese che le riconosce il diritto di avere i suoi genitori a fianco. Luigi, il suo papà ed io. Quei genitori che oggi anche sotto l’esame del più illustre psichiatra a cui si sono umilmente sottoposti hanno dato prova di normalità. 

Non è mai troppi tardi per restituire a Rosa i suoi genitori, non è mai troppo tardi per dire a Rosa che ora non sarà più sottoposta a nuovi cambi di comunità o famiglie ma potrà tornare dai suoi genitori normali, genitori che avrebbero saputo, saprebbero, sapranno con umilità, pazienza e rispetto gradualmente comprendere il reinserimento di Rosa nella sua famiglia con tutte le gradualità del caso gli aiuti, l’assistenza di figure professionali oneste e leali.
Gabriella Carsano Deambrosis


Cara Gabriella, è difficilissimo risponderti perché non esiste ragione in un’ingiustizia. E questa lo è. Vi hanno tolto una figlia perché considerati da giudici e assistenti sociali «troppo anziani». Hanno detto che la avevate abbandonata sul seggiolino dell’auto, ma siete stati assolti.

Oggi la Corte di Appello di Torino dice altro, parla del benessere superiore del minore per spiegare la sua decisione, ma la verità leggendo le prime ordinanze, le sentenze è che a guidare è stato il pregiudizio sull’età tua (55 allora) e di tuo marito Luigi (63). Ora possiamo discutere sull’opportunità di diventare genitori così fuori tempo e ognuno avrà la sua opinione, ma questo non c’entra con quello che è accaduto e che lede un vincolo primario della società, quello tra genitori e figli. Lede il diritto di scelta. Lo stesso principio di giustizia. Il buon senso. Ma anche la comprensione, l’amore. Dicono che a guidare il libero convincimento del giudice deve essere sempre il bene superiore del bambino.

E allora chiedo a tutti i giudici che hanno avuto voce in questa vicenda: pensate veramente di avere fatto il bene di Rosa? Strappandola alla sua famiglia e costringendola a girovagare tra famiglie affidatarie negli anni più fragili della sua vita? Non sarebbe stato meglio lasciarla a casa sua sostenendo, caso mai ce ne fosse stato bisogno, la sua mamma e il suo papà? Io lo dico senza tanti giri di parole.

Una giustizia che si trasforma in «Dio», il libero convincimento che assomiglia sempre di più a libero arbitro, mi fanno paura. E soprattutto vorrei capire come mai c’è chi può diventare genitore in età «avanzata» e chi no. Gianna Nannini? Heather Parisi? Per non parlare degli uomini che da sempre tranquillamente diventano padri a età in cui dovrebbero portare i nipoti ai giardinetti. La giustizia è veramente uguale per tutti? O è «più uguale» per qualcuno?

Nelle tue parole si leggono determinazione e amore, la disponibilità, caso mai accadesse, di accogliere Rosa senza strapparla alla famiglia adottiva, con un riavvicinamento graduale, un allargamento dei confini della vostra famiglia per il bene della bambina. E con tutto il cuore auguro a te, a Luigi e a Rosa, di ritrovarvi. E faccio la domanda che tanti anni fa fece Natalia Ginzburg per Serena Cruz: «Quale è la vera giustizia?»