domenica 5 marzo 2017

Microfoni, sensori, badge intelligenti aiutano le aziende a scoprire i furbetti del cartellino

lastampa
marco tonelli

Molte società - americane soprattutto - ricorrono alla tecnologia per raccogliere informazioni sui dipendenti e migliorare l’efficienza degli uffici. Ma per i lavoratori rischia di diventare un’ingerenza nella privacy

Rilevatori di calore nascosti all’interno delle lampadine dell’ufficio. Badge dotati di microfono e sensori di localizzazione capaci di monitorare ogni movimento dei dipendenti. Negli Stati Uniti, le aziende adottano dispositivi sempre più sofisticati per sapere quando gli impiegati si alzano dalla scrivania. Per quanto riguarda i primi, manager e imprenditori sostengono che l’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza degli spazi. I sensori di calore mappano gli spostamenti dei lavoratori per regolare l’accensione e lo spegnimento delle luci. I badge invece, monitorano le interazioni fisiche e verbali per comprendere come la progettazione degli ambienti possa influire sui comportamenti. E l’utilizzo di questo tipo di tecnologie è assolutamente legale. «I datori di lavoro possono mettere in atto qualsiasi tipo di controllo, in tutti gli spazi a parte il bagno - ha spiegato a Bloomberg Lewis Maltby, presidente del National Workright Institute - e i dati ottenuti devono essere trattati in maniera anonima». 

Enlighted è una società californiana che lavora con più di 350 compagnie in tutto il Paese. I suoi dispositivi generano mappe di calore. E oltre che all’interno delle lampadine, sono nascosti anche nei badge identificativi. Monitorano gli spostamenti, ma anche il tempo speso a parlare con gli altri colleghi. Lo studio di design Gensler ha installato più di mille sensori nella sua sede newyorkese. E come riporta Bloomberg, i dirigenti sono entusiasti. In particolare perché registrando i comportamenti dei dipendenti, riescono a regolare l’illuminazione nei momenti di maggiore o minore presenza di quest’ultimi. E per questo motivo hanno diminuito del 25% i consumi di energia elettrica. E anche gli impiegati non sono spaventati dalla presenza dei sensori. «Se serve a risparmiare e a migliorare le condizioni di lavoro, lo trovo necessario e per niente eccessivo», afferma il designer Luke Rondel. 

All’interno degli uffici di Boston Consulting invece, i cartellini identificativi rilevano conversazioni e spostamenti. I microfoni e i sensori di localizzazione installati nei badge di 100 volontari sarebbero necessari per studiare il rapporto dei dipendenti con lo spazio in cui lavorano. E in questo caso, i lavoratori hanno ammesso di essere un po’ spaventati, ma allo stesso tempo si fidano dell’azienda, la quale ha garantito che utilizzerà i dati in maniera anonima e solo per motivi di studio. Più in generale, secondo una ricerca del Pew Research Center, la maggioranza dei lavoratori americani è propensa a tollerare la sorveglianza e la raccolta di informazioni, se queste equivalgono a una maggiore sicurezza sul luogo di lavoro. 

Se ci si sposta al di là dell’Atlantico però, il controllo dei dipendenti ha creato non pochi timori e proteste. Lo scorso anno, i giornalisti della sede londinese del Daily Telegraph si sono accorti che sotto le loro scrivanie erano state installate delle scatole nere. Secondo la direzione del giornale, questi dispositivi servivano a rilevare gli spostamenti dalla postazione di lavoro per poter regolare l’aria condizionata. Ma per il sindacato dei giornalisti si trattava di una sorveglianza in stile Grande Fratello. E le proteste e le lamentele hanno spinto i dirigenti del quotidiano a rimuovere i dispositivi.