sabato 11 marzo 2017

L’ultima sigaretta

corriere.it

di Massimo Gramellini

Quando l’allarme del suo bar & tabacchi ha suonato erano le tre e mezzo del mattino. Al piano di sopra Mario Cattaneo è saltato fuori dal letto e ha imbracciato il fucile da caccia. Un vicino di casa ha sentito la moglie Fiorenza che gridava “mettilo giù!” e il figlio Gianluca “perché lo hai caricato, papà?” Nel bar c’erano tre ladri dall’accento est-europeo e avevano rubato tante di quelle stecche di sigarette da riempirci un sacco. Cattaneo dice di essere venuto alle mani con uno di loro e che durante la colluttazione è partito un colpo. Il ladro ha tentato di trascinarsi via, ma la sua corsa è finita duecento metri più in là con la faccia nella polvere e un buco nella schiena. I complici, scappati. Il sacco di sigarette, abbandonato per terra.

Il paese lombardo di Casaletto Lodigiano si è schierato compatto con Cattaneo. Salvini e Meloni sono tornati a chiedere una legge che espanda il perimetro della legittima difesa, consentendo ai cittadini di sparare addosso a chiunque invada una loro proprietà. Negli ultimi tempi abbiamo già introdotto dagli Stati Uniti il lavoro precario e gli uragani. Ci mancavano ancora i giustizieri. Qualcuno ha detto che Cattaneo ha sbagliato (pochi, in verità, dieci anni fa sarebbero stati parecchi di più). Molti che ha fatto bene, tanto non saranno loro a doversi addormentare col pensiero di avere ucciso un uomo. Le ragioni per cui ha caricato il fucile sono chiare. Ma le voci discordanti della sua famiglia mentre lo faceva continuano a risuonare in fondo alle coscienze. Forse anche alla sua.

11 marzo 2017 (modifica il 11 marzo 2017 | 07:06)