martedì 28 marzo 2017

Luci della città

lastampa.it
mattia feltri

Dopo i casi di Palermo e Bologna, quello di Roma autorizza il dubbio che i Cinque stelle abbiano qualche serio problema con la raccolta delle firme. Forse per disattenzione, o per disorganizzazione, o per disinvoltura (disonestà no, non ci permetteremmo). Poi che il 70 per cento dei romani abbia votato Virginia Raggi dovrebbe spingere tutti ad andarci piano: non sarà un cavillo da legulei, per quanto i cavilli sappiano essere seri, a dichiarare discutibile il risultato. E però viene in mente che i buoni (per autoincoronazione) tendono da millenni a fare come gli pare perché lo fanno a fin di bene, e soltanto perché il resto del mondo fa come gli pare, ma a fin di male. Ed è così che si va dritti all’arbitrio. Ma l’aspetto più comico della vicenda è lo sdegno degli altri partiti:

Raggi spieghi! Le regole! Bugiardi! Un coro di geremiadi, soprattutto di Pd e Forza Italia, due partiti che negli anni non hanno dimostrato una venerazione sacrale per le regole, e ora arresi alla miseria del dibattito. Per capire come funziona la testa dei grillini, e per amore delle nostre città, è forse più utile ricordare che il New York Times, disinteressato agli abusi d’ufficio di Raffaele Marra, ha scritto una intera pagina sulle luci di Roma: da settimane si stanno sostituendo le vecchie luci gialle con nuove ed economiche luci bianche a led, di modo che i vicoli un tempo fiammeggianti paiono ora celle frigorifere. Ecco, che il bello sia incasellabile alla voce degli sprechi, dice molto dell’Italia che si ha in mente. Molto più di una firma farlocca.