domenica 5 marzo 2017

L’Italia maglia nera degli smartphone taroccati

lastampa.it
antonio dini

Contraffatto un telefono ogni sei, pari a 885 milioni di euro di mancati introiti. Invece l’Europa perde 4,2 miliardi di vendite, gli Usa e Canada 4,9 miliardi, la Cina 16 miliardi



L’Italia è la regina degli smartphone tarocchi. Secondo il rapporto svolto in collaborazione con l’Itu (l’Unione internazionale per le telecomunicazioni) e pubblicato da Euipo, l’Ufficio per la proprietà intellettuale dell’Unione europea, nel Bel Paese il valore delle mancate vendite di smartphone “genuini” si aggira attorno agli 885 milioni.

Una fetta pari al 15,4% del mercato. Seguono la maglia nera dell’Italia gli altri Paesi europei: Gran Bretagna con 660 milioni di euro, Germania con 564 milioni, Spagna con 386 milioni e Francia con 380 milioni, per un totale di due miliardi e 875 milioni di euro di mancate vendite (circa il 70% del totale delle vendite mancate in Europa). Invece, il Paese più virtuoso, cioè all’altro capo della lista stilata dall’Euipo, è la Danimarca.

Il mercato degli smartphone contraffatti è composto da apparecchi che copiano quelli di altre marche in maniera più o meno riconoscibile, ma anche da apparecchi prodotti da aziende (sostanzialmente solo asiatiche) che non rispettano le normative sui brevetti oppure che utilizzano materiali inquinanti vietati o componentistica non sicura. In buona parte sono apparecchi privi del bollino “CE” oppure in cui questo bollino è stato contraffatto.

Il rapporto dell’Euipo effettua per la prima volta una serie di calcoli e stime molto complesse per arrivare a capire quale sia il volume di telefoni di questo tipo venduti sui mercati europei Paese per Paese (spesso anche attraverso canali ufficiali o semi-ufficiali). I dati si riferiscono al 2015 proprio per la complessità della raccolta e dell’elaborazione che ha richiesto molto tempo. La rivelazione è stata compiuta in 90 Paesi attraverso monitoraggi sui punti vendita ed è riferita a un mercato complessivo di 1,5 miliardi di pezzi venduti durante l’anno. Circa una vendita di telefono cellulare ogni sei abitanti del pianeta. Di questi apparecchi, poco meno di uno su dieci era fasullo o contraffatto.

Dopo aver calcolato i volumi complessivi delle mancate vendite, l’Ufficio le ha considerato come alternative all’acquisto di un telefono “regolare”, calcolando così il valore medio di questi ultimi per ottenere la perdita economica del settore. È un calcolo che introduce numerose ipotesi da dimostrare (ad esempio, che effettivamente l’acquirente di un telefono contraffatto da 50 euro ne avrebbe spese più di 300 per uno smartphone di marca) ma al tempo stesso le cifre sono anche dei buoni indicatori del valore del mercato complessivo degli smartphone e del danno economico.

Se si guardano i numero nel dettaglio, si vede infatti che i quasi 2,9 miliardi di euro persi con la vendita di smartphone taroccati nei cinque più grandi Paesi europei (Italia inclusa) equivalgono, secondo le stime dell’Euipo, a circa il 70% del totale dei taroccati in Europa. In tutto, aggiungendo anche gli altri Paesi europei, sono 14 milioni di pezzi, l’8,3% delle vendite del settore.Il fenomeno però è tutt’altro che Europeo. La vendita di telefoni contraffatti è una piaga che copre tutti i mercati del pianeta, Africa e Cina incluse. Secondo la stima peserebbe sull’economia mondiale del settore per circa il 12,9%, pari a 45,3 miliardi di euro ovvero 184 milioni di pezzi tarocchi.

Grazie al rapporto si scoprono anche le aree in cui il mercato il mercato dei telefoni tarocchi è più prosperoso: fatto cento il totale delle vendite di smartphone genuini perdute per via della vendita di telefoni tarocchi, il più virtuoso è il continente nordamericano (Canada e Usa escluso il Messico), che pesa per solo per il 7,6% mentre in America Latina pesa quasi il triplo, il 19,6%. Se si vanno a vedere i valori (in euro) però, i numeri danno indicazioni molto diverse: dato che il prezzo medio di un telefono in America Latina è circa un terzo di quelli venduto nel Nordamerica, il valore totale della perdita nelle due regioni cambia: rispettivamente 4,9 e 4,7 miliardi di euro.

L’Europa pesa per l’8,3% pari a un valore di 4,2 miliardi. Il resto dell’Europa (al di fuori dei 28 Paesi UE) è al 12,8% pari a 1,2 miliardi di valore, mentre l’area CIS (Russia e paesi satelliti) è al 20% (1,1 miliardi), l’Asia-Pacifico esclusa la Cina all’11,8% (7,1 miliardi), i Paesi Arabi al 17,4% (1,97 miliardi), l’Africa il 21,3% (1 miliardo), e l’area dell’Asean (paesi del Sud-Est asiatico) 16,9& (1,67 miliardi). Infine, la Cina da sola pesa per il 15,6% pari a 16,33 miliardi di euro.

Anche se le cifre possono essere solo una indicazione (e sarà interessante vedere nel tempo confrontandole per quali Paesi i vettori saranno in crescita o in calo), costituiscono comunque l’unica approssimazione che abbiamo di un fenomeno economico molto importante. Un fenomeno che oltretutto vede l’Italia in una posizione particolarmente esposta, con un primato che non ci fa onore.
In gioco, infatti, secondo L’Euipo ci sono crescita economica dei Paesi e anche la salute dei consumatori.

I mancati introiti sono un colpo a tutta la filiera del settore, non solo quella produttiva (localizzata solo in alcuni parti del mondo), ma anche alla distribuzione e vendita, che sono invece locali. Inoltre, il rischio per l’ambiente e l’impatto sulla salute pubblica è concreto ma ancora tutto da valutare.