domenica 5 marzo 2017

L’India dice (ancora) no a Pepsi e Coca Cola: «Ci rubano l’acqua»

corriere.it
di Silvia Morosi

La Federazione dei commercianti locale ha definito le due bevande «nocive per la salute». La multinazionale è stata accusata di aver prosciugato la locale falda acquifera mettendo in ginocchio gli agricoltori locali

(Ap)

Bollicine al bando. Nello stato indiano di Tamil Nadu, grazie alle richieste della federazione dei commercianti, è stato introdotto il divieto di vendere Coca Cola e Pepsi. Dietro la decisione, come spiega il Guardian, vi sono motivi di salute, dato che i prodotti sono considerati «nocivi». Il boicottaggio, a tempo indeterminato, mette d’accordo «circa il 70% dei commercianti». Il presidente della federazione, A.M. Vikrama Raja, ha chiarito come i prodotti siano boicottati «a causa della loro natura tossica.

Quello che ancora si trova sugli scaffali dei negozi è un residuo di stock o prodotti non ritirati dai distributori». Non sono mancate le critiche dell’associazione indiana delle bevande (Iba) che si è detta «profondamente delusa» per l’accaduto che ostacola la crescita economica del Paese e il progetto del «make in India», dato che entrambe le compagnie operano sul territorio con proprie fabbriche di produzione. Ad una domanda sull’ammontare dei danni economici che i commercianti potrebbero subire, Raja ha risposto che «non è questa la cosa più importante, dato che per noi commercianti la salute viene prima degli incassi».
I boicottaggi precedenti
Non è la prima volta che la multinazionale americana viene ostacolata. Già l’anno scorso, 18 i villaggi dell’Uttar Pradesh avevano richiesto all’organo preposto al controllo della contaminazione di proibire alla Coca Cola di continuare a consumare risorse idriche in un’area segnata dalla «scarsità d’acqua: molti pozzi si sono seccati e le donne devono camminare di più per raggiungere l’acqua potabile». Non solo, «gli agricoltori sono costretti a scavare pozzi più profondi per ottenere l’acqua per l’irrigazione».

In alcuni casi le proteste sono andate a buon fine: nel 2014, gli abitanti di Mehdiganj, nel nord dell’India, sono riusciti a fermare l’espansione di una fabbrica della multinazionale americana. La comunità accusava la Coca Cola di inquinare il suolo, esaurire le risorse idriche e usurpare la terra in modo illegale. Il National Green Tribunal, tribunale per le cause ambientali, aveva dato ragione ai residenti. Secondo gli attivisti, l’inquinamento aveva portato a un netto calo della produzione di mango, prodotto per cui la regione era famosa.

@MorosiSilvia