mercoledì 8 marzo 2017

L’epopea hollywoodiana di Vincenzo controfigura di Charlot

corriere.it
di Nicola Catenaro

Era partito per gli Usa a 21 anni dalla piccola frazione di Rosciolo a Magliano
dei Marsi, in Abruzzo. L’incontro con Chaplin per caso. Morì 6 mesi dopo di lui



A Roma, negli anni Sessanta, potevi veramente credere di incontrare il mitico Charlie Chaplin in un bar del quartiere Appio Claudio, mentre sorseggiava un caffè, o negli studi di Cinecittà, mentre curava le luci per un film. La camminata insolita e i tratti del viso, anche in età avanzata, lo facevano somigliare in modo impressionante al celebre personaggio con la bombetta e il bastone di cui per anni è stato la controfigura. Vincenzo Pelliccione, in arte Eugene De Verdi, è stato più di un sosia di Charlie Chaplin. «Mentre lui provava le parti di tutti gli attori — raccontava Pelliccione alla Domenica del Corriere nel gennaio 1978 —, io dovevo star fermo, immobile, come l’omino Charlot. Servivo da termine di paragone».
La gente lo fermava per strada
Ad assumerlo era stato lo stesso Chaplin. Lo aveva incontrato per caso in un ristorante di Hollywood ed era stato folgorato dalla straordinaria somiglianza. Era perfetto anche perché si era allenato a imitarlo per anni. E così Pelliccione-De Verdi sostituisce Chaplin nelle prove de «Il Circo», «Il Dittatore», «Luci della città» e «Tempi moderni» e, dal vivo, durante i tour in Florida o in California. «Io, povero abruzzese emigrato in cerca di fortuna, diventavo Chaplin. La gente mi fermava per strada, mi applaudiva quando facevo il numero con la bombetta e i pantaloni a fisarmonica».

E anche a teatro «riuscivo a imitarlo in modo ineccepibile, nessuno sarebbe stato in grado di distinguere la copia dall’originale», raccontava a Gente nel ‘77. Un giorno, a Los Angeles, gli chiesero di andare alla fermata del tram vestito da Charlot. Una trovata pubblicitaria che generò il caos. «Macchine ferme e persone che applaudivano il grande attore che credevano io fossi, crearono un ingorgo spaventoso... ebbi un colpo di genio e incominciai a dirigere il traffico... il pubblico mi acclamava, finché ebbi paura di tanto fanatismo e mi rifugiai nel teatro. Qui l’impresario mi guardò stupito: “Che hai fatto? Credevi di essere Charlot?”».
Due dollari al giorno
Vincenzo vive a lungo all’ombra del grande attore. Lontani i tempi in cui cercava di sbarcare il lunario a Hollywood, dove si era trasferito nel 1929, «vendendo quadri e collaborando in teatro con Mae West e al cinema con Buster Keaton». All’inizio un percorso in salita. «Guadagnavo due dollari al giorno: uno lo spendevo per mangiare, l’altro per le lezioni di inglese». La vita da controfigura dura dieci anni. Improvvisamente, però, Chaplin decide di fare a meno di lui.

«Non mi volle più sul set, ma Sid Grauman (l’impresario del «Chinese Theatre», quello che sorge lungo la famosa Walk of Fame, a Hollywood, ndr) continuò a scritturarmi. Soffrii il distacco che sfiorava il disprezzo di Charlot». Pelliccione allora si reinventa tecnico delle luci e mago degli effetti speciali per tanti memorabili film: «Ventimila leghe sotto i mari», «Ben Hur», «Cleopatra». E, tornato in Italia, continua a lavorare a Cinecittà. Il 20 giugno del ‘78, a 84 anni, muore in una casa di cura a Roma. Sei mesi prima, la notte di Natale, era scomparso Chaplin.
Nostalgia del paesello
Oggi la vita di quel giovane partito per gli Usa a 21 anni dalla piccola frazione di Rosciolo, a Magliano dei Marsi, nell’Aquilano, viene raccontata in un libro di Generoso D’Agnese, Geremia Mancini e Dom Serafini dal titolo «Abruzzo Stars & Stripes», in uscita per la casa editrice Ricerche&Redazioni. In preparazione anche un docufilm, ideato da Mimmo Mancini e scritto con Pietro Albino Di Pasquale. E il sindaco di Magliano dei Marsi, Mariangela Amiconi, pensa «a come rendere omaggio a questo cittadino illustre».

«Tornava spesso, non riusciva a dimenticare il suo paesello», dice la nipote, Beatrice Marini. Un altro nipote, lo scultore Enzo Carnebianca, da Miami lo ricorda come «inventore instancabile di luci e macchine per effetti speciali». «Girava con un cocker nero ammaestrato che gli portava il giornale quando faceva colazione al bar, del suo passato come controfigura di Chaplin non amava parlare». Fuori da Cinecittà, qualche dispiacere. «Era contrariato che non fosse stato gratificato per l’invenzione delle colonnine salvavita che ancora oggi vengono utilizzate nella nostra rete autostradale».