sabato 18 marzo 2017

Le diverse solitudini dell’Italia senza giustizia

lastampa.it
pierangelo sapegno

Ilaria Alpi e Bologna


La mamma di Ilaria, Luciana Alpi: “troppe umiliazioni, mi fermo”

Non esiste una sola solitudine, questa è la verità. Mentre Luciana Alpi, la mamma di Ilaria, la giornalista trucidata 23 anni fa in Somalia, dichiara di aver deciso «di astenermi d’ora in avanti dal frequentare uffici giudiziari», dopo aver assistito per alle prove di incapacità della Giustizia, nello stesso giorno Paolo Bolognesi, presidente delle famiglie delle vittime del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, annuncia di aver appena presentato «l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione dell’indagine sui mandanti alla strage di Bologna».

I quattro pm dell’inchiesta avevano fatto sapere che non c’era possibilità di trovare i responsabili più in alto degli esecutori. «Non ci arrendiamo e continueremo a combattere», dice Bolognesi. Di fronte alla stessa rinuncia, due reazioni opposte. Ma perché si tratta di due solitudini profondamente diverse. Nella lingua inglese la parola solitudine ha due versioni: si dice solitude per esprimere la scelta di essere soli, e loneliness per significare una condizione sofferta e non scelta. Il nostro vocabolario è sbagliato, perché davvero la solitudine può essere una condanna o una conquista. 

Bolognesi e gli altri familiari sono stati costretti a sceglierla e sono riusciti a farlo anche grazie alla forza del gruppo, che li ha resi meno soli soltanto in apparenza. La solitudine non è fatta di numeri. Perché molto peggio di essere soli è stare con persone che ti fanno sentire soli. Benché sconfitti da anni interminabili di depistaggi e inchieste corrose, i familiari hanno trovato la forza di continuare a combattere nella loro disperazione. Ma hanno potuto farlo. La mamma di Ilaria Alpi no. La solitudine è molto più dolorosa quando ti accorgi di non contare niente per nessuno. E forse nelle sue parole così dolenti c’è proprio questa consapevolezza:

«Al dolore si è aggiunta l’umiliazione di formali ossequi da parte di chi ha operato sistematicamente per occultare la verità e i proventi di traffici illeciti. Non posso tollerare ancora il tormento di un’attesa che non mi è consentita né dall’età né dalla salute». Non è la rinuncia alla verità. Ma la sua sconfitta. Ci sono solitudini che contengono tutte le solitudini vissute e tutte le sconfitte accumulate negli archivi della nostra sofferenza. Se non possiamo fermarci nell’indistinto crepuscolo che non conosce vittorie e sconfitte, se l’esistenza ci ha portato a questo bivio, forse non ci resta altro da fare. Perché abbiamo incontrato la peggiore delle solitudini. 

Diceva Robin Williams: «Pensavo che la cosa peggiore nella vita fosse restare solo. No, non lo è. Ho scoperto che la cosa peggiore è quella di finire con persone che ti fanno sentire veramente solo».