lunedì 27 marzo 2017

Israele chiede aiuto alla Russia per avere i resti della sua spia più famosa

lastampa.it
giordano stabile



Eli Cohen fu giustiziato a Damasco nel 1965
Israele ha chiesto alla Russia di mediare con il governo siriano per poter avere i resti di una delle sue spie più famose, Eli Cohen, scoperto, processato e giustiziato a Damasco nel 1965. Non è la prima volta che Israele prova a convincere il regime siriano ma ora, hanno fatto saper alti ufficiali al quotidiano Haaretz, il governo sta esplorando la mediazione russa.

Al Cremlino
Dopo l’intervento a fianco di Bashar al-Assad, dal settembre 2015, Mosca ha una influenza sempre più forte Damasco e Israele vuole sfruttarla per riavere Cohen. Lo scorso marzo il presidente Reuven Rivlin lo ha chiesto direttamente a Vladimir Putin durante la sua visita al Cremlino. Lo stesso ha fatto il premier Benjamin Netanyahu a giugno e a novembre. La Russia avrebbe promesso di fare tutto il possibile. Per Israele riavere i corpi dei propri caduti e seppellirli in patria è estremamente importante. Tanto che prigionieri di Hamas e Hezbollah sono stati scambiati anche con i resti di soldati caduti al fronte. Eli Cohen è considerato uno dei più grandi uomini del Mossad e Israele non vuole lasciare intentata nessuna via. Ma gli ufficiali dei servizi siriani avrebbero risposto di “non sapere più dove è sepolto”.

Di origine egiziana
Cohen, nato in Egitto, era arrivato in Israele nel 1957. Nel 1959 viene arruolato nell’Unità 188, quella delle operazioni sotto copertura. Viene mandato in Argentina per creargli una storia di copertura, come discendente di un immigrato siriano, dal nome Kamel Amin Thaabet. Poi passa un anno a Bruxelles come rappresentante di una ditta belga per essere infine inviato in Siria.

Gli anni a Damasco
E’ il 1962, Cohen si stabilisce a Damasco. Lega con alti ufficiali dell’esercito e dei servizi di sicurezza, ottiene informazioni dettagliate sulle forze armate, il loro dislocamento, le attività sulle Alture del Golan, sulle mosse del governo. Nel 1963 passa la Mossad. Ma due anni dopo le forze di sicurezza siriane irrompono nel suo appartamento, mentre stata trasmettendo informazioni in Israele, e lo arrestano.

Il processo
Due mesi dopo comincia il processo. Dura solo due settimane, Cohen non ha un avvocato, né gli viene concesso il diritto di appellarsi. Viene condannato a morte. L’esecuzione ha luogo il 18 maggio 1965. Il corpo viene lasciato per sette ore in un piazza di Damasco poi portato verso il sobborgo di Mazzeh. Ufficiali siriani hanno rivelato ai russi che poi il corpo è stato spostato “per tre volte” nel timore che gli israeliani cercassero di riaverlo. 

La tomba spostata tre volte
La zona adesso è tutta edificata ed è “impossibile riuscire a rintracciare il luogo” dell’ultima sepoltura. Monthir Maosily, capo di gabinetto del leader siriano Amin al-Hafiz alla metà degli Anni Sessanta, ha confermato che si trova in un’area ora “coperta di strade ed edifici”. Ma Israele non si rassegna. I rapporti con Damasco sono di nuovo tesissimi, dopo il raid di una settimana fa e la risposta siriana a colpi di missili. Ma l’influenza russa è una finestra di opportunità da sfruttare fino in fondo.