giovedì 9 marzo 2017

Il successo degli eredi dell’Ira mostra le vecchie fratture a Belfast

lastampa.it
letizia tortello

Voto anticipato in Ulster, agli unionisti un seggio più del Sinn Fein. Rischio scontro fra cattolici e protestanti. E incombe la Brexit


Il partito Unionista Democratico (Dup) che ha vinto anche se per poco le elezioni ha tre settimane per trovare un accordo con la minoranza relativa del Sinn Fein, altrimenti per legge si dovranno indire nuove elezioni, le terze in 10 mesi

Un vittoria amarissima, per il rotto della cuffia, anzi praticamente una disfatta: appena un seggio di vantaggio e qualche migliaio di voti in più. In Irlanda del Nord, dopo quasi vent’anni di fatica per ricucire un popolo diviso, le fratture tornano a galla, aggravate dalla Brexit, e gli equilibri politici cambiano bruscamente. La cartina di tornasole sono le elezioni di venerdì. 

I protestanti del Partito Unionista Democratico, il Dup, che solo fino a dieci mesi fa avevano la larga maggioranza nell’Assemblea di Stormont, ora hanno sopravanzato per pochissimo i repubblicani cattolici del Sinn Fein, eredi dell’Ira e loro braccio politico, indipendentisti e nazionalisti. Guidati dalla quarantenne Michelle O’Neill, figlia di un militante dell’esercito repubblicano irlandese.

A Belfast si rischia la paralisi. Con un’assemblea polarizzata, e gli spettri dei Troubles – 30 anni di guerra civile e 3700 morti – che riecheggiano brutti timori. La clessidra che corre veloce: secondo gli accordi di pace in vigore nell’Irlanda del Nord dal 1998, il governo deve essere condiviso da unionisti e nazionalisti. Quindi il Dup e il Sinn Fein hanno tre settimane per formare il governo. Diversamente, dovranno svolgersi nuove elezioni, le terze in meno di un anno. 

Società divisa in due
«Quis separabit?». Si potrebbe parafrasare il vecchio motto gaelico paramilitare, per descrivere i fronti aperti al momento nell’Ulster. Lo scossone repubblicano, cioè la quasi vittoria del Sinn Fein (che ha ottenuto 27 seggi contro i 28 del Dup), cambia i connotati di Stormont, il parlamento di Belfast. Anche il risultato degli altri partiti è stato una sorpresa: dietro di loro sono arrivati i conservatori unionisti euroscettici dell’UUP (12,9%), che si aspettavano molto di più, i socialdemocratici nazionalisti del Sdlp (11,9%), poi i liberali di Alliance (9,1). 

Gli accordi di pace del '98
La clamorosa rimonta dei nazionalisti cattolici di Mrs. O’Neill è il simbolo di un momento storico, che preoccupa Londra e tira dentro anche il risultato della Brexit. Il Sinn Fein al referendum del 23 giugno votò per il Remain (a differenza dei protestanti, vicini a Londra). Questa situazione di quasi parità potrebbe mettere in crisi il destino del processo di pace che nel ’98 mise fine alla guerra fratricida fra cattolici indipendentisti e protestanti fedeli alla corona britannica. Ma com’è è arrivata l’Irlanda del Nord ad elezioni anticipate?

La crisi è esplosa a gennaio, apparentemente per una questione secondaria: il dissidio su un programma per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Il vice-premier Martin McGuinness, leader dello Sinn Fein (gli Accordi del Venerdì Santo stabilirono che il posto di vice va al partito di minoranza relativa) si è dimesso e si è creata la crisi di governo. Ora, la premier Arlene Foster, leader del Dup - coinvolta a sua volta in uno scandalo che la vede accusata di malversazione - attacca: «Quelli del Sinn Fein potrebbero spingere per un’unificazione con l’Irlanda, evocata in questi giorni da Dublino». 

Dopo la Scozia, si profila un’altra spina nel fianco per la premier britannica May. E per l’Irlanda del Nord stessa, visto che l’Europa rappresentava in qualche modo la garanzia dell’unità e della fine delle lotte sanguinose, delle «due Irlande».