lunedì 20 marzo 2017

Il soldato che torna a casa dopo 2000 anni

ilgiornale.it
Nazareno Giusti



Caius Largennius era un legionario romano. Morì a 37 anni, dopo 18 anni di servizio, in un piccolo avamposto romano. All’epoca, due fossati e una palizzata di legno. Oggi, su quel terreno sorge Strasburgo, una delle principali città francesi. E proprio qui, a fine Ottocento, è stata ritrovata una stele raffigurante Caius che, si è scoperto in seguito, proveniva da Lucca. La città nella quale, venerdì 24 marzo, dopo oltre duemila anni, in un certo senso, tornerà.

Infatti, la Domus Romana (in collaborazione con il Comune di Lucca e il municipio francese) ha organizzato una bella mattinata durante la quale, in piazza San Michele, sarà presentata una fedele riproduzione della stele. “La città di Lucca- ha spiegato a OFF il sindaco, Alessandro Tambellini-, fiera del suo valoroso cittadino passato alla storia, celebra la sua memoria con questa giornata per mostrare alla città questo bassorilievo, la cui copia è stata resa possibile grazie al Comune di Vagli di Sotto, alla Cooperativa Apuana, la Cava Romana di Massa e l’azienda Garfagnana Innovazione”.

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Alla fine della giornata la stele sarà accolta all’interno della Domus Romana, in cui, probabilmente, nel 56 avanti Cristo, è avvenuto l’incontro tra Cesare, Pompeo e Crasso. Fin qui la cronaca, ma sulla raffigurazione di questo legionario c’è un piccolo enigma. Infatti, il soldato non ha né elmo né scudo né, tanto meno, la lancia di combattimento. Porta, invece, nella mano sinistra, uno strano oggetto. Come mai? Ce lo spiega Vittorio Lino Biondi, ufficiale delle Forze Speciali dell’Esercito in riserva ed esperto di storia militare: “certezze non ce ne sono, si possono fare, però, delle ragionevoli supposizioni: la tipologia di sepoltura è costosa, quindi chi l’ha commissionata era benestante. 

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Non portando lo scudo, possiamo dedurre che quello raffigurato non era un soldato di prima linea. Il fatto che non porti decorazioni, inoltre, fa pensare ad un compito “riservato”, la cui soluzione, forse, sta nell’oggetto che stringe nella mano: un rocchetto, probabilmente una chiave di lettura. Inoltre, al centro del cingulum, tra il gladio e il pugio, si nota una tavoletta porta-messaggi. Quindi, si può formulare l’ipotesi che possa trattarsi di un messaggero, un corriere da combattimento, insomma, un portaordini di alto livello. Questo giustifica sia la presenza del rocchetto che dell’armamento basico: Caius doveva essere leggero e veloce, perché il suo compito era di estrema importanza per l’esercito romano. Fondamentale, tanto da dedicargli una stele”.