venerdì 10 marzo 2017

Il semaforo sugli alimenti che rischia di danneggiare il made in Italy

corriere.it
di Dario Di Vico

Confindustria contro le sei multinazionali che vogliono adottare i bollini verde e rosso: un’aggressione alle produzioni tipiche del Paese come formaggi stagionati e prosciutti



Si chiama semaforo e dovrebbe essere un sistema semplificato di comunicazione al consumatore per avvisarlo sul contenuto calorico (e non solo) dei cibi in vendita. È un vecchio cavallo di battaglia della grande distribuzione inglese, prevede tre colori/bollini (rosso, giallo e verde) ed è stato al centro negli anni scorsi di una dura battaglia in sede comunitaria, scontro che sembrava derubricato dopo Brexit.
Le 6 multinazionali
Invece a rilanciare l’ipotesi del semaforo sono ora sei multinazionali del food che rispondono ai nomi di Coca-Cola, PepsiCo, Mars, Mondelez, Nestlé e Unilever, che con un comunicato congiunto hanno reso noto che metteranno su una task force comune per individuare i parametri della bollinatura e di seguito li applicheranno unilateralmente a tutti i loro prodotti venduti in tutta Europa.
I rischi del made in Italy
Da sempre l’industria alimentare italiana ha considerato l’ipotesi del semaforo come un’aggressione alle produzioni tipiche del Paese come prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e Grana Padano che rischierebbero di essere contrassegnate da un imbarazzante bollino rosso. Persino l’olio extravergine di oliva, nelle valutazioni fatte negli scorsi anni, rientrerebbe nella categoria di fatto sconsigliata ai clienti. Il fastidio delle aziende made in Italy verso questa novità è così radicato che ieri la Confindustria ha emesso un durissimo comunicato.

Secondo la vicepresidente Lisa Ferrarini «è paradossale che sei multinazionali che non rappresentano l’industria europea né tantomeno quella italiana tentino di imporre in Europa un sistema talmente grossolano da penalizzare le produzioni leader nella qualità mondiale come quelle italiane». I sistemi a semaforo sono accusati di «massificare e appiattire i consumi alimentari» a scapito della dieta mediterranea. Di conseguenza Confindustria «si opporrà fermamente all’introduzione di questo sistema e chiede al governo di dar seguito alle dichiarazioni (critiche, ndr) del ministro Martina».
Il salutismo
Sullo sfondo di una querelle che è solo alle prime battute c’è un tema decisivo che risponde al nome di salutismo. Il consumatore di oggi è molto più esigente e guarda ormai con grande attenzioni a grassi, sale e zuccheri e diventa fondamentale sia per le multinazionali sia per il made in Italy mettere in campo nuove strategie per riprendere l’iniziativa e il dialogo con i propri clienti. Il disegno delle 6 multinazionali è quello di ottenere il massimo: sostituire gli ingredienti ipercalorici con sostanze di laboratorio, risparmiare sui costi di produzione, ottenere il bollino verde e mettere in difficoltà la concorrenza mediterranea tradizionalmente più forte sul terreno del gusto e della qualità.
Il mercato
Se l’iniziativa di Coca-Cola e C. andrà avanti avremo sugli scaffali prodotti con il semaforo e prodotti senza, e il messaggio suonerà inequivocabilmente così: noi siamo trasparenti, loro no. Una sfida mortale lanciata per di più in un mercato come quello europeo in cui i consumi restano fermi per volumi e quindi c’è bisogno di discontinuità. Il made in Italy sta rispondendo da qualche tempo riducendo grassi e sale (salvando il gusto) e cominciando ad avvisare il consumatore sulla giusta porzione da consumare per volta. Ma la vicenda dell’olio di palma ha dimostrato che non è il caso di agire azienda per azienda bisogna darsi una strategia comune e soprattutto efficace. L’improvvisa iniziativa delle multinazionali rende tutto più urgente, nessuno si può permettere di perdere la fiducia di un consumatore specie se, come il made in Italy, punta a espandere la sua influenza e non certo a ridurla.