venerdì 17 marzo 2017

Il Parlamento Subalpino: quando le riforme si facevano sul serio

lastampa.it
maurizio assalto

Aperta al pubblico per tre giorni, a Torino, l’aula della Camera a Palazzo Carignano, teatro della grande politica di metà ’800


La Camera dei deputati a Palazzo Carignano, da Il mondo illustrato , 20 maggio 1848. L’aula sarà aperta al pubblico da oggi a domenica nell’ambito della visita al Museo Nazionale del Risorgimento (dalle 10 alle 18; biglietto intero € 10, ridotto € 8, studenti universitari € 5, delle superiori € 4, delle elementari e medie € 2,50, gratis sotto i 6 anni). Info su www.museorisorgimentotorino.it

L’orologio a muro segna da quasi 167 anni le due e mezzo del pomeriggio. Dal lato opposto del grande ritratto di Vittorio Emanuele II in piedi, opera di Carlo Felice Biscarra, il calendario è fermo al 28 dicembre 1860. Sono la data e l’ora dell’ultima seduta che si tenne nella Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino. Dal 1898 monumento nazionale, dal 1988 chiusa al pubblico, torna eccezionalmente visitabile da oggi a domenica, nei giorni in cui si celebra la ricorrenza dell’Unità nazionale, per iniziativa del nuovo direttore del Museo del Risorgimento, Ferruccio Martinotti, che vuole l’istituzione non come uno scrigno di tesori ma come una presenza viva e dialogante con la città (e non solo).

Il problema di reperire due aule parlamentari si era posto nel Regno di Sardegna dopo la proclamazione dello Statuto albertino, il 4 marzo 1848, che ne faceva una monarchia costituzionale. Quella del Senato, a cui potevano adire soltanto «regnicoli» di 40 anni compiuti, di famiglia aristocratica, grand commis e alti gradi militari, fu collocata nel Salone degli Svizzeri di Palazzo Madama, al centro di piazza Castello. Per la Camera si scelse invece il secentesco palazzo dei Savoia Carignano, rimasto disabitato dopo l’ascesa al trono di Carlo Alberto e il suo conseguente trasferimento a Palazzo Reale, in seguito alla morte senza eredi di Carlo Felice. 

La sede adatta fu individuata nel Salone delle Feste del primo piano, un ampio spazio ellittico disegnato alla fine del ’600 da Guarino Guarini e poi completato da Giovanni Francesco Baroncelli, che in meno di due mesi l’architetto Carlo Sada trasformò in un’aula con i seggi disposti a semicerchio in sette ordini digradanti, con balconate e piccionaia per il pubblico che in quegli anni fervorosi era sempre fitto e rumoroso. Stucchi dorati alle pareti, banchi ricoperti di velluto raso verde, con calamaio e ribaltina, poltroncine di velluto rosso e intorno alla volta gli stemmi delle città entrate a far parte del Regno.

La prima seduta si tenne l’8 maggio ’48, e furono da subito auliche ma accesissime discussioni su progetti di legge innovativi come l’abolizione della pena di morte per materia politica, la naturalizzazione degli stranieri e degli italiani non appartenenti allo Stato sardo, l’istituzione del matrimonio civile. 204, inizialmente, i posti a sedere, che via via crebbero fino a 337 - con le successive annessioni della Lombardia, dei ducati di Modena e Parma, della Toscana, delle Legazioni pontificie - rendendo necessario all’inizio del ’61 il trasferimento in un’aula provvisoria di legno e cristallo allestita nel cortile sul modello del londinese Crystal Palace (purtroppo ne restano solo i disegni). Qui, il 17 marzo 1861, venne proclamato il Regno d’Italia, subito prima che partissero i lavori per la nuova aula definitiva, nell’ampliamento del palazzo verso piazza Carlo Alberto, completata soltanto nel ’71, quando la capitale era ormai trasferita a Roma (oggi è un grande spazio che ospita enormi tele celebrative dell’epopea risorgimentale).

Delle antiche sedi parlamentari subalpine resta dunque la sola aula di Palazzo Carignano, l’unica rimasta integra tra quelle dei parlamenti nati dopo le rivoluzioni del ’48. Ed è un’emozione addentrarvisi, ripercorrendo i passi dei primi deputati - eletti su base censitaria, con il sistema uninominale a doppio turno - che dopo avere salito gli scaloni ai due lati dell’ingresso sulla piazza Carignano si incanalavano in uno stretto corridoio semicircolare, deponevano in appositi ripiani le loro tube per poi entrare da una piccola porta e raggiungere i loro posti. Su alcuni ci sono le targhette con i nomi: Cavour, D’Azeglio, Bixio, Ricasoli, Brofferio...

Qui sedette anche Alessandro Manzoni, nella prima legislatura del 1848. E in anni più recenti qui veniva di quando in quando, discretamente, l’Avvocato Agnelli. Gli aprivano l’aula, lui si aggirava tra i banchi, osservava, sostava in meditazione: si riconnetteva a quelle radici che sentiva profondamente sue