mercoledì 22 marzo 2017

Il Milan sovranista

lastampa.it
mattia feltri

Il più grande mistero del terzo millennio, dopo quello sulla titolarità del blog di Beppe Grillo, riguarda la cessione del Milan. Ieri l’agenzia di stampa Agi ha proposto un riassunto in 33 dispacci (non è una battuta, è la realtà: totale 81.308 caratteri, un libro). Comunque, se si è capito qualcosa, o i cinesi versano una terza caparra di cento milioni entro la settimana o la cessione salta, e Silvio Berlusconi si intasca i duecento già anticipati. A quel punto sarà divertente capire come abbia fatto il vecchio Cav a incontrare l’unico cinese miliardario scemo, ma si sa che lui è uomo dalle bizzarre frequentazioni. 

E sarà anche divertente vedere come costruirà il nuovo Milan fatto di soli giocatori italiani, progetto illustrato varie volte. Un Milan sovranista, fantastico punto d’approdo per una squadra diventata grandissima coi tre olandesi, che ha insegnato all’Europa come fare di una squadra un marchio mondiale, che vinceva più Champions che scudetti, e (diceva Adriano Galliani) sentiva certi brividi di potenza soltanto negli incontri internazionali. Forse a Berlusconi sfugge che gli italiani diffidano degli stranieri soltanto se sono poveri, non se sono ricchi come Gullit e Van Basten, e nemmeno se sono africani alla Weah o ragazzi dell’Est alla Shevchenko. 

Il Milan autarchico acquisterebbe dunque un suo fascino neosalviniano, e cioè passerebbe da una vocazione mondiale a una vocazione di quartiere: una grandeur non estranea alla Forza Italia 2.0 (che non è la percentuale, anche se ci rassomiglia).