venerdì 24 marzo 2017

Il dottor spezzafemori

corriere.it
di Massimo Gramellini

Norberto Confalonieri era il medico di cui ti fidavi. Il primario davanti al quale ti sentivi in soggezione. Il luminare di ortopedia che vedevi in tv con il foulard al collo come per un party in Costa Azzurra, mentre discettava di operazioni all’anca sfoderando sorrisoni all’intervistatore di camici Luciano Onder. Ora è agli arresti domiciliari. Pare che dietro la sua attività di montatore di protesi a ciclo continuo ci fosse il sostegno affettuoso e non del tutto disinteressato di un paio di multinazionali.

Ma a consegnarlo agli annali della malasanità sarà l’intercettazione in cui si vanta «di essermi fatto una vecchia per allenarmi», cioè di avere spezzato apposta il femore a una signora di settantotto anni per sperimentare una tecnica che avrebbe poi utilizzato su un altro paziente nella clinica privata in cui andava ad arrotondare lo stipendio pubblico del Cto di Milano. Per non fare mancare nulla al suo autoritratto esistenziale, il dottor Spezzafemori è anche il presidente della sezione lombarda di Amami, acronimo di «Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente». Un profeta, insomma. O un paraculo. Due caratteristiche che in Italia procedono sovente di pari passo.

Persino in quest’epoca di ospedali trasformati in aziende, il singolo medico gode ancora di un immenso prestigio sociale: l’opinione comune si ostina a vedere in lui un sacerdote dei corpi che ha scelto quel mestiere per vocazione. Perciò per un primario che si vende l’anima non esistono attenuanti. E nemmeno protesi in grado di rimpiazzargliela.