sabato 4 marzo 2017

Il 20% di chi si uccide è un malato grave

lastampa.it
raphaël zanotti

Studio dell’Istat dopo il caso di dj Fabo: un esercito silente si toglie la vita senza andare in Svizzera. La correlazione con la patologia grave è più forte nelle donne e aumenta col crescere dell’età

Lontano dalla Svizzera delle cliniche, lontano dai riflettori del dibattito bioetico, c’è un Paese che soffre e si toglie la vita.

La storia personale di Fabiano Antoniani, meglio conosciuto sui giornali con il nome di dj Fabo, è un simbolo. Ma si porta dietro un tale carico di sofferenza e coraggio da paralizzare il dibattito sul fine vita. La forza dell’esempio e l’urgenza della denuncia scuotono le coscienze. Il pericolo, però, è che le coscienze restino scosse e inermi di fronte a chi ha deciso di sacrificare la sua cosa più preziosa, la sua stessa esistenza, in una battaglia. Come possiamo giudicare un gesto tanto estremo?

Per ogni Fabiano Antoniani, però, ci sono altre 800 persone all’anno affette da gravi malattie fisiche o mentali che si suicidano da sole, in casa o negli ospedali, con le modalità più disperate, lontane da amici e parenti, senza un’assistenza medica che le lasci svicolare in un sonno senza risveglio. Persone che affrontano, in solitaria, la propria scelta definitiva.

È a queste persone, oltre che a Fabiano Antoniani, che la politica deve risposte. In uno studio dell’Istat, presentato appena qualche giorno fa, per la prima volta si affronta questo tema delicato. E si scopre che questo piccolo esercito silente è molto più numeroso di quanto si potrebbe pensare. Sui 12.877 suicidi avvenuti in Italia tra il 2011 e il 2013, oltre 2400 riguardano persone affette da gravi patologie fisiche o mentali. Si tratta di un caso su cinque.



Lo studio non crea un rapporto causa-effetto, i motivi dei suicidi restano molto spesso oscuri, personali, complessi. Ma la ricerca ha preso in esame i casi in cui è stato lo stesso medico che ha stilato il certificato di morte a sottolineare la presenza di queste patologie come possibile concausa del gesto estremo. Ne risulta una statistica probabilmente sottostimata (non sempre il medico era a conoscenza della malattia o ha ritenuto che quest’ultima aveva influito sul suicidio), ma comunque importantissima per chi deve legiferare.

Cosa è emerso? Per esempio che il suicidio in presenza di malattie gravi è più frequente con l’avanzare dell’età e la correlazione è più forte nelle donne (27% dei casi) che negli uomini (16%). I suicidi affetti da malattie mentali sono il doppio di quelli dei malati fisici. Si tratta di casi difficili da trattare, anche per le cliniche svizzere dove è possibile procedere al suicidio assistito ma è complicato discernere la volontà del paziente.

La depressione gioca un ruolo fondamentale. Sono le donne a uccidersi più sovente in presenza di disturbi psichici (circa il doppio degli uomini dai 35 anni in su). Quasi la metà decide di impiccarsi, poco meno di uno su quattro decide di gettarsi nel vuoto mentre solo il 5% sceglie di usare un’arma da fuoco (probabilmente perché, a causa delle condizioni di salute, pochi ne possiedono una).Le differenze di genere, invece, scompaiono di fronte a patologie fisiche. Le modalità in questo caso diventano più dirette. Crescono percentualmente i casi di auto avvelenamento, uso di oggetti appuntiti, suicidi con un’arma da fuoco. Sono forse gli episodi più crudi.

Si tratta comunque, nell’uno come nell’altro caso, di persone che hanno scelto di mettere fine alle loro sofferenze senza per questo trasformare il loro gesto in una rivendicazione pubblica in favore di una morte più dignitosa per chi si trova nelle loro stesse condizioni. Suicidi nell’ombra. Non è un caso se oltre la metà di loro sceglie di compiere l’ultimo gesto in casa, ma c’è anche una percentuale significativa (un malato fisico su tre) che si uccide nell’istituto di cura dove è ricoverato. 

Non si può far finta che non succeda. Tutto ciò avviene da anni. Alcuni non conoscono le cliniche svizzere, altri non le desiderano, altri ancora - più banalmente - non possono permettersele.