mercoledì 1 marzo 2017

Guerra a Gaza del 2014, Israele sottovalutò la minaccia dei tunnel

lastampa.it

Il rapporto del Controllore dello Stato critica Netanyahu ed esercito



Il rapporto sulla guerra a Gaza del 2014, redatto dal Controllore dell’azione di governo in Israele, critica l’allora governo di Benjamin Netanyahu, l’esercito e i servizi di Intelligence. I vertici dello Stato, sono i punti salienti del rapporto, hanno sottovalutato la minaccia rappresentata dalla rete di tunnel realizzata da Hamas nella Striscia, e hanno tralasciato le vie diplomatiche che nell’anno precedente avrebbero forse potuto evitare il conflitto armato.

Il premier e il capo di Stato maggiore erano al corrente della minaccia rappresentata dai tunnel, che essi stessi avevano definito strategica, scrive il Controllore dello Stato Yossef Shapira, ma «le azioni adottate per far fronte alla minaccia non sono state all’altezza». Netanyahu, l’allora ministro della Difesa Moshe Yaalon e l’ex capo di Stato maggiore Benny Gantz non hanno accertato se l’esercito disponesse dei piani operativi adatti per contrastare i tunnel, soprattutto nelle zone urbane.

Il rapporto di 200 pagine è stato pubblicato a due anni e mezzo dall’operazione Protective Edge, il nome dato in Israele alla guerra, condotta nell’agosto del 2014. Nel confitto morirono 67 soldati e 6 civili israeliani, e oltre duemila palestinesi. Le forze armate furono messe in difficoltà dai raid dei combattenti Hamas che sbucavano dai tunnel anche in territorio israeliano.

Il Controllore Shapira evidenzia che i piani dell’attacco, soprattutto per quanto riguarda la gestione della minaccia dei tunnel, che pure era nota, sono arrivati a pochi giorni dall’inizio dell’operazione e che l’esercito alla fine è riuscito a distruggere «solo metà» delle gallerie, e quindi non ha raggiunto «l’obiettivo strategico» della guerra. La minaccia dei tunnel è stata sottovalutata anche «dopo la guerra» e soltanto a metà del 2015 è diventata una priorità per le forze armate israeliane.

L’altro errore sottolineato è quello di non «aver esplorato», nell’anno che ha preceduto il conflitto, la possibilità di compiere «passi diplomatici» che avrebbero potuto evitare l’escalation.