lunedì 27 marzo 2017

Fatima, presto santi i due pastorelli che videro il segreto

lastampa.it
andrea tornielli

Approvato il miracolo attribuito ai piccoli veggenti. Il Papa sarà nel santuario portoghese il 12 e 13 maggio, per il centenario. Intanto sul web circolano testi apocrifi attribuiti a suor Lucia


Da sinistra a destra: Lucia, Francesco e Giacinta, i tre veggenti di Fatima

Papa Francesco ha approvato il miracolo attribuito all'intercessione di Francesco e Giacinta Marto, fratello e sorella, i due pastorelli veggenti di Fatima insieme alla loro cugina Lucia, entrambi beatificati da Giovanni Paolo II nel maggio 2000. «Il Santo Padre Francesco - informa una nota vaticana - ha ricevuto questa mattina in udienza» il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei santi» e ha autorizzato il dicastero a promulgare, tra gli altri anche il decreto riguardante «il miracolo, attribuito all’intercessione del beato Francesco Marto, nato l’11 giugno 1908 e morto il 4 aprile 1919, e della beata Giacinta Marto, nata l’11 marzo 1910 e morta il 20 febbraio 1920, fanciulli di Fatima».

L'annuncio arriva a meno di due mesi dal viaggio che Francesco farà nella cittadina portoghese, sede di uno dei santuari mariani più visitati al mondo, per celebrare il centenario delle apparizioni iniziate il 13 maggio 1917 e conclusesi l'ottobre successivo. Si tratta dell'apparizione che più ha segnato la storia del Novecento, per la sua carica profetica e forte connotazione geopolitica (sul ruolo della Russia) legate alla famosa terza parte del segreto.

Tutto lascia pensare che il Papa, in occasione della visita e della messa già programmata per la mattina del prossimo 13 maggio sulla grande piazza antistante il santuario, possa canonizzate i due veggenti. L'eventuale annuncio della data sarà però ufficializzato nel corso del concistoro previsto per il 20 aprile. Il vescovo di Leiria-Fatima, António Augusto dos Santos Marto, commentando la notizia ai microfoni di Radio Renascença ha affermato che la canonizzazione in quel giorno «sarebbe proprio la ciliegina sulla torta. Tutti lo desideriamo, però sarà il Santo Padre a decidere».

Nella Cova da Iria, una zona di pascolo, nel maggio 1917 tre pastorelli, Lucia dos Santos (10 anni) e i suoi cuginetti Francesco (9 anni) e Giacinta Marto (7 anni), videro una «donna vestita di bianco con in mano un rosario», che diede appuntamento a loro per il 13 dei mesi successivi, per un totale di sei incontri, fino al 13 ottobre 1917, data dell’ultima apparizione. In quel giorno migliaia di persone assistettero al cosiddetto «miracolo del sole»: l’astro prese a roteare e sembrò ricadere sui presenti.

L’evento fu attestato anche dal cronista di un quotidiano portoghese anticlericale. Oltre all’invito alla preghiera e ai sacrifici di espiazione in favore dei peccatori, la Madonna affidò ai veggenti un segreto diviso in tre parti. Le prime due furono rivelate negli anni Quaranta del secolo scorso. L’ultima, conosciuta come il Terzo segreto di Fatima, è stata resa nota soltanto nell’anno 2000, dopo la beatificazione di Francesco e Giacinta.

A impressionare chi si avvicini alla storia di questi bambini, è il cambiamento della loro vita e la loro pronta adesione alle richieste dell'apparizione, accompagnata dalla capacità di infliggersi penitenze per l'espiazione dei peccati dell'umanità che difficilmente si potrebbe immaginare potesse auto-prodursi. Qualcosa aveva veramente sconvolto le loro vite, fino ad allora semplici e spensierate.Nel 1944 suor Lucia scrisse la terza parte del segreto, affidandola al suo vescovo. Successivamente la Santa Sede richiederà il testo, che viene trasferito in Vaticano a metà degli anni Cinquanta, ormai al crepuscolo del pontificato di Pio XII. Il primo Papa a leggerlo è il suo successore, Giovanni XXIII, il quale lo fa conoscere ad alcuni collaboratori e membri del Sant’Uffizio, decidendo però di non pubblicarlo.

Il medesimo atteggiamento viene da Paolo VI, che si reca a Fatima per chiedere la pace minacciata dalla guerra nucleare. Giovanni Paolo II, profondamente devoto alla Madonna, secondo la documentazione conservata negli archivi della Congregazione per la Dottrina della fede, legge il terzo segreto soltanto dopo l’attentato che subisce il pomeriggio del 13 maggio 1981, giorno della memoria liturgica di Fatima, alle ore 17.17.

Il Papa viene gravemente ferito dai colpi esplosi da Alì Agca, perde moltissimo sangue e arriva ormai in fin di vita al Policlinico Gemelli. Un lungo intervento gli salva la vita: il proiettile, penetrato nel corpo, non ha leso alcun organo vitale. Giovanni Paolo II, dopo aver studiato il testo della profezia, si identifica con il Papa colpito, che nella visione però viene ucciso dopo aver salito una montagna ed essere passato attraverso tanti corpi di martiri.

Negli ultimi anni, alcuni gruppi fatimiti e alcuni giornalisti hanno messo in dubbio il fatto che sia stato rivelato tutto il segreto, a vanzando l’ipotesi dell’esistenza di due testi separati: il primo, quello della visione, è stato svelato. Il secondo, quello che conterrebbe l’interpretazione data dalla Vergine alla visione, sarebbe stato derubricato dai Pontefici a elucubrazione della veggente e “archiviato” con le tante comunicazioni, lettere, bobine registrate che lungo gli anni suor Lucia dos Santos aveva inviato in Vaticano. È la tesi dell’“allegato mancante”: secondo alcuni parlerebbe di castighi che stanno per abbattersi sull’umanità, secondo altri si tratterebbe della crisi di fede nella Chiesa.

Alcuni hanno addossato la responsabilità della mancata pubblicazione del presunto testo mancante al cardinale Tarcisio Bertone, che nel 2000 era segretario della Congregazione per la dottrina della fede e dunque il vice del cardinale Joseph Ratzinger. È stato infatti lui a gestire i rapporti con suor Lucia e la pubblicazione del segreto. Bisogna però osservare che la tesi di contrapporre Bertone a Ratzinger e a Papa Wojtyla, non regge.

Bertone era un autorevole esecutore delle volontà del Pontefice e del suo diretto superiore, il Prefetto Ratzinger. Se Giovanni Paolo II avesse stabilito di non pubblicare qualcosa del segreto, sarebbe stata una decisione interamente sua, della quale anche Ratzinger doveva essere al corrente. Inoltre - stiamo sempre parlando di una mera ipotesi - una volta divenuto Benedetto XVI, anch'egli avrebbe ritenuto opportuno continuare a tenere segreto il presunto allegato.

È vero che ci sono indizi che sembrerebbero suggerire l’esistenza di un secondo testo. Fra questi le divergenze di date riguardo al trasferimento del plico da Leiria in Vaticano (4 aprile 1957 o 16 aprile 1957) e sul luogo di custodia (l’Archivio segreto del Sant’Offizio o l’appartamento del Pontefice); e poi sulla data di lettura da parte di Giovanni XXIII (nel 1960 o il 21 agosto 1959), di Paolo VI (il 27 marzo 1965 o il 27 giugno 1963) e di Giovanni Paolo II (nel 1978, pochi giorni dopo l’elezione al pontificato, o fra il 18 luglio e l’11 agosto 1981, dopo l’attentato di Alì Agca).

Alcune di queste incongruenze potrebbero essere spiegate più semplicemente con l'esistenza di due copie dello stesso testo, una conservata negli archivi dell'ex Sant'Uffizio e un'altra nella scrivania del Papa. Attorno a Fatima è proliferata una letteratura apocalittica e sensazionalista che poco o nulla ha a che fare con il cuore del messaggio mariano e con la semplice fede vissuta dei due pastorelli cugini di suor Lucia che ora stanno per diventare santi. Sono state pubblicate varie versioni (apocrife) del testo mancante. 

L'ultimo caso è quello di un giornalista spagnolo che ha ripreso e pubblicato in un libro un presunto manoscritto di suor Lucia (senza averne l'originale, ma soltanto una copia ricevuta anonimamente per email) nel quale si parla dell'apostasia nella Chiesa, di un falso Papa dallo sguardo diabolico - nel 2010 il falso Papa venne indicato dai fatimiti apocalittici amanti dei complotti in Benedetto XVI, oggi in Francesco - e della roccia della fede che viene sradicata da Roma per essere conservata a Fatima. Un testo peraltro già noto da almeno sette anni e già fatto a pezzi nella sua credibilità.

È pieno di incongruenze (dalle date che non tornano all'uso di certe parole) ma è stato negli ultimi giorni rilanciato lasciando in qualche modo balenare la sua autenticità da quanti non perdono occasione di scagliarsi contro l'attuale Pontefice anche a costo di divulgare patacche.