sabato 11 marzo 2017

Facebook sotto accusa in UK: non rimuove foto di minori che violano la legge

lastampa.it
andrea nepori

Un’inchiesta della BBC ha rivelato che, nonostante le segnalazioni, il social network non ha mai rimosso del tutto immagini di minori ritratti in pose erotiche condivise dagli utenti di alcuni gruppi chiusi

Nel febbraio 2016 la BBC aveva pubblicato un’inchiesta sulla pedopornografia diffusa tramite gruppi segreti attivi su Facebook. Il social network aveva promesso un inasprimento dei controlli e strumenti più efficaci per segnalare contenuti che violano i termini del servizio.

TUTTO COME PRIMA
A più di un anno di distanza i giornalisti inglesi sono tornati ad occuparsi del caso e hanno scoperto che in realtà ben poco è cambiato: il sistema di segnalazione dei contenuti osceni, nonostante le promesse del social network, continua a non funzionare come dovrebbe. Molti dei gruppi sono ancora attivi, mentre Facebook ha rimosso solamente 18 delle 100 immagini segnalate di recente dalla BBC; non si tratta di foto espressamente pornografiche, ma comunque sono immagini di minori, spesso in pose erotiche, rubate altrove sul Web e quasi sempre accompagnate da post con contenuti osceni. Le altre 82 immagini, secondo la risposta automatica fornita dai tool di Facebook, non violerebbero le norme della comunità. Tra queste anche il fermo immagine di un video accompagnato da una richiesta esplicita a condividere contenuti pedopornografici.

SEGNALATI ALLA POLIZIA
La scorsa settimana Facebook aveva concesso alla BBC un’intervista nel merito della questione, a condizione che l’emittente potesse produrre esempi concreti di contenuti segnalati ma non rimossi. Ricevute le immagini, per tutta risposta Facebook ha provveduto ad inviare alla polizia i nomi dei giornalisti che avevano raccolto le foto, spiegando che “condividere immagini che mostrino lo sfruttamento dei minori è contro la legge”.

PEDOFILI SOCIAL
“Le regole di Facebook non permettono di avere account a chi ha commesso crimini di natura sessuale”, si legge nell’inchiesta più recente dell’emittente inglese. “Tuttavia la BBC ha scoperto i profili di cinque pedofili pregiudicati e li ha inviati a Facebook attraverso il sistema di segnalazione. Nessuno di essi è stato rimosso”.

Le rivelazioni della BBC lasciano supporre una situazione di consapevole negligenza. I sistemi di Facebook, quasi sempre automatizzati, non fanno un lavoro sufficiente. In altre parole il social network non ha sviluppato soluzioni adeguate per scoprire e rimuovere immagini oscene che violano gli standard della comunità, salvo poi sospendere gli account di utenti colpevoli solo di aver condiviso nudi artistici o foto storiche ritenute “oscene” dagli algoritmi di controllo.

MACCHINA DEI MIRACOLI
Non sono solo illazioni: l’impossibilità tecnica di rimuovere in maniera sistematica immagini che violano le regole del social network (e spesso la legge) è stata ammessa implicitamente anche da Facebook, in un’occasione differente. Martedì scorso il tribunale di Würzburg, in Germania, ha deciso di archiviare un’ingiunzione contro l’azienda di Mark Zuckerberg nel caso del siriano Anas Modamani.

Il rifugiato era l’autore di un famoso selfie con Angela Merkel che i gruppi xenofobi di destra hanno usato per sostenere - falsamente - che la cancelliera conoscesse di persona l’attentatore di Berlino, che con Modamani non ha nulla a che fare. Gli avvocati del social network hanno sostenuto che per rimuovere tutte le foto usate illegittimamente, come richiesto dall’accusa, Facebook avrebbe dovuto creare una “macchina dei miracoli”. A suggerire, insomma, che nemmeno gli ingegneri di Menlo Park hanno il pieno controllo dei contenuti condivisi nei più reconditi anfratti della piattaforma. Sulla base di queste considerazioni il giudice ha dato ragione a Facebook e archiviato il caso.