sabato 4 marzo 2017

Evviva, sono povero

lastampa.it
mattia feltri

Questa dei soldi sta diventando una specie di malattia mentale. Ieri Beppe Grillo era tutto contento perché da un anno con l’altro il suo reddito è sceso da 355 mila a 71 mila euro: «Mi sono impoverito, sono orgoglioso». E stiamo parlando di uno che qualche anno fa, se lo chiamavi e stava a Malindi, quasi collassava: «Belìn, alla svelta, metà telefonata la pago io». 

L’estate scorsa, durante un dibattito fra candidati a sindaco di Roma, Alfio Marchini si abbassò lo stipendio - come le signore l’età - e disse di guadagnare un milione; a quel punto Roberto Giachetti dichiarò imperturbabile i suoi 130 mila euro, Giorgia Meloni rilanciò con 98 mila, Stefano Fassina calò l’asso («95 mila») e Virginia Raggi sorrise felice di sbaragliare la concorrenza: «Io sono lontana da cotanta ricchezza, il mio reddito è di 20-25 mila euro».

Le mancava soltanto di fare il gesto dell’ombrello. Ora, tutta questa ambizione di non arrivare a fine mese non appartiene soltanto ai cinque stelle, ha preso anche quelli del Pd. Dopo le dimissioni, Matteo Renzi annunciò con tripudio di essere disoccupato: «Non ho uno stipendio, non ho un vitalizio, come è giusto che sia». 

Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, un paio d’anni fa gongolava alla radio: «Ho bisogno di una colletta, guadagno meno di un usciere». Ancora un po’ e arriverà un aspirante leader con credenziali irresistibili: «Sono sommerso di debiti!». Poi, magari, qualcuno capirà che un buon politico non cerca di impoverire sé, ma di arricchire tutti.