domenica 5 marzo 2017

Ecco perché il cibo in aereo non ha gusto

lastampa.it
marco moretti

Tutta colpa del rumore, lo svela Charles Spencer, docente di Psicologia sperimentale all’Oxford University



Avete notato come in aereo il cibo sembri insapore? Negli ultimi vent’anni molte compagnie aeree hanno assunto grandi chef e speso capitali per migliorare il gusto dei pranzi in prima e business class con risultati deludenti. Oggi, grazie a Charles Spencer, docente di Psicologia sperimentale all’Oxford University (Gran Bretagna) sappiamo perchè. Un suo studio ha scoperto che il rumore costante dei motori dell’aereomobile (80-85 decibel) riduce del 30 per cento la nostra sensibilità al dolce e al salato rispetto a quando siamo a terra. Secondo Spencer, il rumore dell’aereo alimenta la paura ancestrale dell’uomo emulando la situazione dei nostri antenati cavernicoli di fronte al ruggito di feroci predatori.

A 10.000 metri di quota l’unico gusto che migliora é l’umami, il «saporito», il quinto gusto (dopo dolce, salato, aspro e amaro) definito nel 1908 dal scienziati giapponesi partendo dal glutamato di monosodio. L’umami é presente nel succo di pomodoro che, inconsciamente è da decenni una delle bevande più richieste durante i voli, anche grazie al ferro che contiene é considerato utile contro il jet-lag, lo sfasamento dell’orologio biologico provocato dall’attraversamento di molti fusi orari. Il succo di pomodoro è anche l’ingrediente del bloody mary, condito con Worcester sauce (ricchissima di umami): è di gran lunga l’aperitivo più bevuto in cielo.

Secondo un’altra ricerca, di Peter Barnham docente di gastronomia molecolare alla Bristol University (sempre nel Regno Unito), l’appetibilità del cibo in volo è diminuita anche dalla bassa pressione e dalla soprattutto bassissima umidità dell’aria in cabina. In aereo l’umidità scende sotto il 10 per cento, come nei deserti più secchi del pianeta. A seguito di queste ricerche è cominciata la gara delle compagnie per ridare gusto alle vivande. La Cathay Pacific di Hong Kong addiziona miele e succo di un frutto della famiglia dei lychee alla birra alla spina servita a bordo. Funziona, a 10.000 metri il liquido ambrato diventa più appetibile.