lunedì 27 marzo 2017

È morto Tomas Milian, il cubano che si sentiva italiano

lastampa.it

L’attore aveva compiuto da poco 84 anni. Noto soprattutto per aver interpretato il personaggio di “Er Monnezza”



È morto ieri a Miami, Tomas Milian nome d’arte di Tomas Quintin Rodriguez Milian. L’attore era nato a Cuba, a L’Avana, il 3 marzo 1933. Viveva da molti anni negli Usa ma era noto soprattutto in Italia dove, nonostante avesse lavorato con autori come Lattuada, Visconti o Maselli, era soprattutto per la sua partecipazione in western e nei film polizieschi dove impersonava l’ispettore Nico Giraldi e il poco onesto quanto romanissimo Sergio Marazzi, detto “Er Monnezza”. 

LA FAMIGLIA E L’INIZIO DELLA CARRIERA
Tomas Milian cresce nel piccolo villaggio di Cutono vicino all’Avana. La famiglia fa parte della ricca borghesia cattolica. Suo padre è il generale Emiliano Rodríguez, al servizio del dittatore Gerardo Machado. Sua madre è la nipote di un cardinale dell’Avana.  A 16 anni Tomas decide di intraprendere la carriera artistica. Così, finito il liceo, lascia Cuba e parte per la Florida. Sceglie Miami e si iscrive all’Accademia Teatrale.

Nel 1958, a 25 anni, si sposta a New York. Frequenta l’Actor’s Studio fondato da Elia Kazan (e allora diretto da Lee Strasberg). Nel frattempo si improvvisa lavapiatti, benzinaio, posteggiatore: tutto pur di mantenersi mentre cerca di diventare un attore. Contemporaneamente perfeziona l’inglese, impegno che gli permette di affinare le sue doti recitative tanto da fruttargli un ingaggio a Broadway. Inizia con alcune produzioni minori, che gli valgono le attenzioni dei responsabili della NBC, alla ricerca di volti nuovi per una serie televisiva intitolata Decoy (1957- 58). Diretta da Michael Gordon, è il suo trampolino di lancio.

L’ITALIA E IL CINEMA
Tomas Milian, alla fine degli anni Cinquanta, viene notato dal regista francese Jean Cocteau che decide di farlo esordire al Festival dei Due Mondi di Spoleto (con la pantomima Le Poète et la Muse , regia di Franco Zeffirelli). Ed è lì che la vita dell’attore si lega a doppio filo all’Italia. Milian inizia a lavorare con registi come Michelangelo Antonioni e Bernardo Bertolucci. Così, si trasferisce nel nostro Paese (otterrà la cittadinanza nel 1969)  Milian torna a Spoleto anche negli anni successivi, ma è destinato ad affermarsi come interprete cinematografico recitando durante 40 anni di attività in oltre un centinaio di titoli, per lo più realizzati in Italia. È nel cinema che prende subito il nome d’arte di Tomas Milian.

Esordisce con La notte brava (1959) di Mauro Bolognini, affermandosi presto come uno degli interpreti più dotati della sua generazione. Ne I delfini, realizzato da Maselli l’anno successivo, Milian impersona con efficacia il cinico Alberto De Matteis, destinato al matrimonio con la fidanzata Fedora (Claudia Cardinale). Milian torna a essere diretto da Bolognini che gli affida il ruolo di Edoardo, il cugino del protagonista (interpretato da Marcello Mastroianni) ne Il bell’Antonio (1960). Con intelligenza Milian si allontana dal ruolo del giovane e ricco borghese che rischiava di divenire per lui un cliché, fornendo altre dimostrazioni del suo talento e della capacità di adattarsi con duttilità a parti diverse. 

Infatti, l’anno dopo lo troviamo ne L’imprevisto di Alberto Lattuada, e Giorno per giorno disperatamente di Alfredo Giannetti, in cui tratteggia con bravura la figura di uno schizofrenico. In quel periodo Milian È chiamato da alcuni dei più interessanti registi che apprezzano il suo talento. La sua filmografia si arricchisce di titoli quali La banda Casaroli di Florestano Vancini, Il lavoro, episodio viscontiano del film collettivo Boccaccio ’70. Qui Milian dà vita all’arido e meschino conte Ottavio, marito infedele della bellissima Pupe (Romy Schneider). La collaborazione con Francesco Maselli si ripropone con Gli indifferenti (1964) nel ruolo del velleitario Michele, interpretazione che gli vale il premio “Cinema e Narrativa” ad Agrigento.