domenica 26 marzo 2017

De Magistris, il sindaco ribelle che tradì Antigone nel nome della legge

corriere.it
di Marco Demarco

È sempre stato dalla parte della giustizia sostanziale e non formale ma ora giustifica l’assegnazione di case del Comune a famiglie camorriste con la legge scritta

Agente di polizia durante una perquisizione alle Vele di Scampia
Agente di polizia durante una perquisizione alle Vele di Scampia

Non più Antigone ma Creonte? Chi è oggi Luigi de Magistris? Gratta gratta, è questo l’imbarazzante dilemma posto dal ministro De Vincenti a proposito degli alloggi popolari di Scampia assegnati alla camorra. C’è insomma da capire se il sindaco sia ancora dalla parte della sacerdotessa della contestazione; o se sia finito invece per identificarsi con il più noto difensore della legge scritta.
Giustizia sostanziale e formalistica
Finora, il sindaco di Napoli, che non a caso ama definirsi ribelle, è sempre stato dalla parte di Antigone, cioè della giustizia sostanziale contro quella formalistica del reggitore di Tebe. Non ne ha mai fatto mistero: né nei febbrili tweet notturni né nei più meditati post rivoluzionari affi-dati a Facebook. Era con Antigone quando c’era da contestare Renzi per il decreto di no-mina del commissario a Bagnoli: offende le competenze comunali, diceva; ed era con An-tigone un paio di settimane fa quando c’era da contestare il prefetto per aver garantito a Salvi-ni il diritto di tenere il suo comizio a Napoli: la libertà di parola?

A tutti, non al segretario nor-dista della Lega. Ma de Magistris non è più con l’eroina sofoclea ora che si tratta di assumere una posizione esemplare sul fronte della lotta al potere criminale. Ora, e non prima, la legge scritta (una legge regionale, a quanto pare) è portata dal sindaco a giustificazione del suo discutibile operato. Ma se anche fosse, gli ha contestato in sostanza il ministro De Vincenti, possibile arrivare ad assegnare case del Comu-ne a famiglie di camorristi? Possibile, ci sarebbe da aggiungere, non controllare i casellari giudiziari solo perché quella norma regionale non lo richiede?
La dirigente
Il sindaco ribelle avrebbe potuto sollevare in tempo la questione. Invece ha fatto altro. C’è, infatti, una dirigente del Comune di Napoli, quella oppostasi alle assegnazioni sospette, che dice di essere stata rimossa dall’incarico proprio dopo il suo diniego. Frit-tata fatta, argomenta il sindaco, solo perché non avevamo alternative. Un ragionamento co-me si vede tutt’altro che ribelle. Che i panni di Antigone cominciassero ad andare stretti a de Magistris si era capito nei giorni scorsi, quando in polemica con il Corriere del Mezzogiorno, che aveva sollevato dubbi sulla mancata attribuzione di uno spazio a una coop di assistenza ai disabili, il sindaco aveva replicato sec-cato, scaricando ogni responsabilità su una commissione tecnica.

Si era limitato, aveva spiegato, a uniformarsi al suo parere. Eppure, ora non di welfare cittadino si parla, bensì di camorra. Quella stessa camorra di cui spesso il sindaco ha minimizzato la portata, ad esempio in polemica con Saviano. Quella camorra che ha trasformato intere aree di Napoli in quartieri dell’anti-Stato dove ha imposto la sua legge, sparando e uccidendo. Ora che c’era bisogno di dar battaglia, de Magistris ha evitato di impegnarsi. Dall’antagonismo al formalismo. Il caso vuole che in questi giorni sia uscito un bel libro che rilegge la tragedia di Sofocle. «Il dilemma di Antigone», si intitola, l’ha scritto Fabio Ciaramelli, filosofo del diritto, napoletano. Il sindaco farebbe bene a leggerlo.

25 marzo 2017 (modifica il 25 marzo 2017 | 22:43)