domenica 26 marzo 2017

Breve storia dell’ora legale: da Franklin all’Unione Europea

corriere,it

di Agostino Gramigna

Pochi sanno che lo spostamento delle lancette risale al settecento e fu opera di uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. In Italia compare in piena prima guerra mondiale



Basta fare una ricerca su wikipedia e inserire il nome di Benjamin Franklin. Ecco il quadro biografico che ne esce: genio poliedrico, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, giornalista, diplomatico, attivista, scienziato e politico. Inventò perfino il parafulmine e le lenti bifocali. Insomma ne fece e ne ideò di tutti i colori. Tuttavia, pochi sanno che tra le tante idee che gli frullarono in cotanta testa ci fu pure quella dell’ora legale. Fu Benjamin Franklin il primo a rendere esplicito il concetto che spostando le lancette dell’orologio si potesse ricavarne un risparmio energetico. I geni, è risaputo, non sempre sono compresi. Franklin contribuì sì alla gloriosa storia americana, ma non fu ascoltato sull’ora legale. Ignorato. Forse perché l’epoca non era a lui favorevole: l’industrializzazione era nella sua fase iniziale e doveva ancora accendere i motori.
L’ora inglese
Probabilmente non fu l’unico motivo, fatto sta che per vedere realizzata l’intuizione di Franklin bisogna spostare le lancette del tempo di un paio di secoli, quando il ciclo economico e produttivo è in tumultuoso sviluppo. Siamo nel 1916, ecco il prosieguo della storia. L’Europa è teatro di guerra e in Inghilterra William Willet, un imprenditore tanto testardo quanto instancabile promotore dell’introduzione dell’ora legale, riesce a farla passare alla Camera dei Comuni che da allora prenderà il nome di British Summer Time. Saremmo pure stati dei copioni, mettetela come vi pare, ma nello stesso anno, 1916 appunto, l’ora legale fu adottata in Italia (fino al 1920). Comincia così da noi una storia, quella dell’ora legale, molto poco lineare. Nei decenni a venire fu ristabilita, soppressa, riammessa e ripudiata.
Ci vuole l’Europa
Per venti anni, dal 1920 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, dell’ora legale si persero le tracce. Fu ripristinata e abolita diverse volte tra il 1940 e il 1948. Nell’anno in cui entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, l’ora legale riuscì finalmente a prender forma stabile, guadagnando cittadinanza, come un dato della natura delle cose. Le querelle però non sparirono, solo si spostarono su un altro fronte, quello delle date. La domanda era: quando farla scattare? Per ben quattordici anni, dal 1966 fino al 1980, si stabilì che dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre.

Poi qualcuno deve averci ripensato. Così per altri quattordici anni (1981-1995) si decise di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. A dare una definitiva sistemazione alla faccenda ci pensò l’Europa: nel 1996 entrò in vigore il regime definitivo a livello europeo, e si dispose di prolungare ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

La morale potrebbe esser questa: chi pensa che l’Europa non serve a niente, forse può ricredersi. Con l’ora legale.

25 marzo 2017 (modifica il 25 marzo 2017 | 12:30)