venerdì 10 marzo 2017

AirSelfie, il mini drone tutto italiano: «Come un accessorio dello smartphone»

corriere.it
di Federico Cella

Piccolo e leggero, decolla e atterra docilmente dalla mano e si infila nella apposita custodia. L’ideatore dell’automa volante (con fotocamera) è il 29enne Edoardo Stroppiana

Definirlo un drone è riduttivo. Non che non lo sia: volare, vola, ed è comandato da un’app sul telefono. Ma è anche qualcosa in più: dietro c’è l’idea di poter tenere saldamente in mano lo smartphone, teletrasportando la fotocamera frontale fino a una distanza di, diciamo, 20 metri. Per poi scattare. In quest’ottica è nato AirSelfie, progetto al 100% «made in Italy». Il creatore si chiama Edoardo Stroppiana, un ragazzo di ventinove anni che ha avuto la forza e l’abilità di trovare tre milioni di dollari di investimenti e di portare il minuscolo drone a essere una realtà commerciale. Con i pre-ordini partiti o

Un italiano a Londra

Come spiega il giovane imprenditore, essendo un prodotto originale, inedito, «per capirlo davvero va pensato come a un accessorio del telefono». Di sicuro non è un giocattolo, visto il costo di 259 euro. Piccolo e leggero, decolla e atterra docilmente dalla mano e si infila nella apposita custodia dello smartphone per ricaricarsi. Cresciuto a Londra a chicken tandoori e business school, Stroppiana ha fondato la AirSelfie Holdings e creato un team internazionale da 70 persone per arrivare a realizzare «il gadget che mancava, quello che avrei sempre voluto avere»: un’estensione volante dello smartphone, in sostanza una fotocamera aggiuntiva di quest’ultimo, facile da usare. L’oggetto volante è costruito in modo da non essere in alcun modo pericoloso — è leggero e le eliche dei quattro motori al limite fanno il solletico — e non necessita di una patente per essere utilizzato. A differenza dei droni veri e propri.


Kickstarter per sondare il terreno

Stroppiana viene da una famiglia di imprenditori, quelli della Mondo famosa per i palloni da calcio ma che produce anche tanto altro, dalle piste d’atletica alle pavimentazioni industriali. Per lanciare sul mercato quella che negli Stati Uniti viene definita una «flying camera» — mentre da noi AirSelfie è equiparato a un elicotterino giocattolo —, il ragazzo di Alba ha usato tutte le strategie apprese al Regent’s College: prima trovare gli investitori giusti e visionari, quindi organizzare un cosiddetto «soft launch» su Kickstarter, il principale sito di crowdfunding.

«La decisone di pubblicare il progetto sulla piattaforma non è mai stata legata alla necessità di avere altri fondi», spiega Stroppiana, anche se pare che il mezzo milione raccolto in pochi giorni dalla Rete abbiano comunque fatto comodo. «Ci serviva capire come un prodotto rivoluzionario sarebbe stato accolto dai tech addicted. I nostri primi, potenziali clienti, gli entusiasti capaci poi di convincere gli amici». Il risultato del test è stato decisamente positivo: obiettivo raggiunto in 72 ore di tempo, 2.762 micro-investitori provenienti da 81 Paesi nel mondo. Il che significa che il piccolo quadrimotore potrebbe avere un successo internazionale, con i distributori di alcuni Paesi particolarmente sensibili – come Arabia Saudita e Giappone – che già si sono fatti sotto per chiedere migliaia di pezzi.


Decolla dalla cover (e poi riatterra)

Nell’immaginario futuro, un po’ distopico alla «Black Mirror», possiamo immaginarci a spasso con il nostro mini-drone levitante sulla spalla a fotografare, filmare e socializzare la nostra giornata. In una sorta di Snapchat infinito. La realtà è diversa, e più semplice. AirSelfie vola per un massimo di tre minuti a carica, va quindi utilizzato «alla bisogna»: custodito in una cover ad hoc (anche con la versione con power bank per un totale di 20 ricariche), viene sguinzagliato in caso di bel paesaggio, incontro inaspettato, saluti originali alla mamma via WhatsApp. Il piccolo velivolo è stabile di per sé grazie al sonar di altezza e alla camera di posizione, il resto della guida è riservata a un’app davvero semplice: alto, basso, destra e sinistra per trovare l’angolo di scatto perfetto (inquadrato sullo schermo del telefono). AirSelfie è prodotto in Cina, ma il design non lascia dubbi sulla natura Made in Italy.


Un selfie-stick volante

Potrebbe essere definito il selfie-stick 2.0. Un upgrade di quello che, in modo polemico, viene chiamato anche «il bastone delle vanità» o «la bacchetta di Narciso». L’erede dell’estensione dello smartphone (o del nostro braccio, a seconda dei punti di vista). La sua storia parte da lontano, con prototipi già nei primi del ’900 e il primo prodotto negli anni Ottanta. Poi il grande successo, con un ruolo sociale molto discusso sin dal boom del 2014 — quando secondo Bloomberg ne erano stati venduti oltre 300mila in poche settimane — e il suo ruolo da protagonista in ogni angolo vagamente turistico del pianeta. Perché? Essenzialmente elimina due rischi: 1) perdere la corsa contro il timer; 2) vedersi soffiare il telefono da parte del gentile passante che si è offerto di farci la foto. AirSelfie fa lo stesso, ma meglio. Perché se il selfie-stick rimane comunque legato ai limiti fisici del nostro braccio, il piccolo drone dotato di fotocamera è libero di volarci attorno. Una nuova versione di un già celebre prodotto, dunque. Non ci sono che buoni auspici per la felice riuscita di una piccola invenzione italiana.