lunedì 13 marzo 2017

Addio “Wintel”, siamo alla fine dell’alleanza Intel-Microsoft

lastampa.it
antonio dini

Dopo quasi quarant’anni l’accordo tra i due colossi è agli sgoccioli: avanza Arm, il microprocessore economico di smartphone e tablet ora anche per server e presto per Pc



Intel non più inside. Microsoft ha cominciato a prendere le distanze dal più grande produttore al mondo di processori - le CPU, i cervelli dei computer - e dichiarato di voler portare il suo sistema operativo anche su processore ARM, lo stesso usato da telefoni cellulari e tablet oltre che, da pochi mesi, anche sui server. Ancora non esistono server ARM con cui Microsoft faccia girare il suo cloud Azure, ma l’idea stessa che l’azienda possa “lasciare” Intel è di per sé una notizia.

Oppure solo una strategia per alzare la posta nelle trattative per l’acquisto dei processori: Microsoft come altre grandi aziende (Amazon, Google, Facebook) compra da Intel le componenti e si realizza da sola i server per i propri datacenter. Con la crescita del cloud aumentano anche i datacenter e quindi il conto finale dei fornitori come Intel: per dare un’idea Google è arrivato ad essere il quinto acquirente di processori server Intel, l’unico che non vende server.

Perché è così importante l’alleanza tra Microsoft e Intel, chiamata “Wintel”? Facciamo un passo indietro. Era l’inizio degli anni Ottanta e, oltre alla musica new wave e alla dance, diventava adulta anche l’informatica personale come la conosciamo oggi: dopo i mille fiori della rivoluzione digitale degli anni Settanta il mercato si chiudeva su pochi standard: Apple ma soprattutto i personal computer Ibm compatibili basati sul sistema operativo di Microsoft.

Mentre Bill Gates firmava il suo accordo di licenza con Ibm che avrebbe reso gigantesca la Microsoft, lontano dai riflettori anche Intel ne firmava un altro, che avrebbe permesso al gigante di Santa Clara di diventare il colosso dei microprocessori che è oggi. Il “cervello” dei Pc sarebbero stati i chip prodotti da Intel o da altri sulla base delle specifiche concordate.

Microsoft e Intel in poco tempo formarono una alleanza di fatto che, nelle dichiarazioni di Intel “ha fornito ai clienti una spirale senza fine di prezzi calanti e prestazioni crescenti” portando avanti “una visione unica e condivisa nella storia dell’innovazione per un’informatica flessibile”. Secondo altri (come Amd, produttore di processori che ha denunciato Intel) l’alleanza “Wintel” era un oligopolio di fatto, che prevedeva la nascita ad anni alterni di nuove versioni di Windows più esigenti dal punto di vista del processore e nuovi processori più potenti che permettevano la realizzazione di sistemi più potenti.

Microsoft non ha ancora annunciato accordi con nuovi fornitori di processori Amd ma ha semplicemente seguito una doppia via: da un lato continuare a sviluppare i suoi prodotti sull’architettura Intel e dall’altro aprirsi a una nuova strada centrata sui processori più economici prodotti su licenza di Amd da numerose terze parti, come ha fatto un anno fa Google nello spazio dei server e come fa da anni Apple per i suoi tablet e telefoni, progettando e realizzando in casa su licenza i processori Ax. Apple non è l’unica, perché Intel ha già perso da tempo la battaglia degli smartphone e dei tablet (gli apparecchi “post-PC”, come sono stati definiti). 

Per questo motivo anche Samsung e tutti gli altri (con pochissime eccezioni) usano Arm per i propri apparecchi tascabili. E cominciano ad apprezzare il costo minore e la crescente potenza dei processori Arm immaginando personal computer portatili a bassa potenza basati sui processori Arm che adesso hanno fatto la loro comparsa nel mercato dei server. Intel teme tutto questo: cioè perdere la guerra dei semiconduttori se il mercato di Pc e server dovesse orientarsi verso un diverso standard tecnologico. Finora a mitigare questo rischio ci pensava Microsoft, che rilasciava il suo sistema operativo solo per processori Intel. 

Adesso, Microsoft minaccia di abbandonare l’alleanza Wintel un po’ per avere prezzi migliori e per poter competere con i server basati su Linux (che gira su qualsiasi piattaforma e processore senza problemi), uno po’ per poter riguadagnare spazio nel settore degli smartphone e tablet e un po’ anche per prepararsi all’eventuale passaggio dei Mac di Apple ai processori Arm. I giochi sono ancora aperti ma, in ogni caso, è già finita un’epoca.

@antoniodini