giovedì 16 febbraio 2017

Video hot, sbloccato iPhone di Tiziana Algoritmo italiano beffa Cupertino

Il Mattino
di ​Marilù Musto e Marco Perillo



La chiamano brute force, forza bruta, ed è un algoritmo in grado di risolvere un problema informatico verificando tutte le soluzioni teoricamente possibili fino a che si trova quella corretta. Un baco, un bug, utilizzato dagli inquirenti sull'iPhone 5 di Tiziana Cantone, in grado di far andare oltre i dieci tentativi che controllano la firma digitale di un dispositivo per l'accesso a dati.

Perché il problema era questo: l'automatica cancellazione della chiave d'accesso dopo dieci tentativi. Se i codici erano errati, ne conseguiva l'impossibilità di leggere le informazioni criptate. Ne sono venuti a capo così gli inquirenti campani, forse utilizzando un metodo già usato dagli investigatori dell'Fbi americana per il caso della strage di San Bernardino, nel dicembre 2015. Destò scalpore, in quel caso, il rifiuto della Apple a collaborare alle indagini, adducendo motivi di privacy e spiegando che era impossibile bucare un iPhone con dispositivo iOS 8 o superiore. In effetti, da come abbiamo visto, non è proprio così.

Come nel caso di Tiziana, anche lo smartphone utilizzato dai killer di San Bernardino era un iPhone 5 che proteggeva i dati utilizzando una chiave derivata dalla combinazione di un Id conservato nel processore del device e di un Pin di quattro cifre impostato manualmente. Brute force a parte, sono emerse negli ultimi tempi varie modalità che gli agenti americani potrebbero aver utilizzato per accedere ai dati senza l'aiuto dell'azienda madre. La prima è l'utilizzo di un firmware modificato, un programma basato su una sequenza d'istruzioni per effettuare quello che in gergo tecnico viene definito il jailbreak.

Eppure la Apple non si sarebbe fatta fregare da un firmware non certificato dall'azienda produttrice. E allora? Si è parlato del ricorso a un laser che, in particolare, potrebbe essere stato in grado di rimuovere uno dei sottili strati del processore dell'iPhone, rivelando la chiave nascosta e accedere ai dati senza utilizzare il Pin. Insomma, non certo un gioco da ragazzi e non a caso si è parlato di un esborso di milioni di dollari da parte dell'Fbi per raggiungere il suo obiettivo. Ironia della sorte, pochi mesi dopo un ricercatore di Cambridge, Sergei Skorobogatov, ha dimostrato di poter leggere i dati contenuti in uno dei telefonini Apple avendo accesso fisico al dispositivo e usando apparecchiature acquistabili ovunque per meno di 100 euro.


Non rimosse video hot di Tiziana, sito assolto rinuncia a recupero spese

Il Mattino



L'App Ideas Srl, società napoletana che edita il sito «www.chiccheinformatiche.com», non procederà più al recupero delle spese legali nei confronti della madre di Tiziana Cantone, la 31enne di Mignano di Napoli suicidatasi il 13 settembre in seguito alla diffusione sul web, a sua insaputa, di video hot che la ritraevano. La società, che in una nota si dice «conscia del tragico epilogo che ha colpito la famiglia Cantone», fu citata in giudizio dalla 31enne alcuni mesi prima del suicidio, affinché rimuovesse tutti i video porno che la riguardavano, ma vinse la causa in quanto il giudice civile di Aversa, con ordinanza emessa il 10 agosto scorso, ritenne che dalle notizie pubblicate dal blog di App Ideas non risultassero «riferimenti alla signora Cantone», tanto da escludere «ogni possibile lesione della sua dignità o reputazione»; la Cantone fu così condannata a pagare le spese legali di quasi 5000 euro all'App Ideas ma un mese dopo si suicidò.

A distanza di quasi 4 mesi da quella decisione, la settimana scorsa l'avvocato dell'App Ideas Francesco Pianese ha proceduto a notificare a Teresa Giglio, madre della Cantone, la copia esecutiva dell'ordinanza con la richiesta di ricevere in liquidazione le spese legali, provocando l'indignata reazione di uno degli avvocati della donna, l'amministrativista Andrea Orefice, che ha ricordato come proprio il pagamento delle spese legali - 20mila euro in totale in quanto il giudice dichiarò la soccombenza di Tiziana anche per altre società, come Google, citate insieme all'App Ideas - potesse aver rappresentato per la 31enne il colpo di grazia alla sua psiche già provata da mesi di battaglia per far rimuovere da oltre 100 siti i video incriminati.

Anche la madre di Tiziana ammise che dopo la decisione del giudice la figlia aveva avuto un crollo psico-fisico, in quanto si era sentita tradita dalle istituzioni cui si era rivolta per ottenere giustizia. Nella nota in cui comunica «di aver provveduto in proprio a pagare le spese legali dovute dagli eredi della signora Cantone», l'App Ideas spiega anche di aver subìto «un grave danno economico e di immagine per l'inopinata chiamata in giudizio da parte dei legali della Cantone» e ricorda di non vantare «i volumi d'affari delle grandi corporation».

Tra i colossi citati da Tiziana, Google e Youtube, che vinsero la causa, hanno dichiarato di rinunciare al pagamento delle spese legali, mentre procederà alla compensazione Facebook, società uscita soccombente dal giudizio che fu l'unica, tra quelle citate da Tiziana, a presentare reclamo contro l'ordinanza del giudice di Aversa; il tribunale, con ordinanza del 4 novembre scorso, diede poi definitivamente torto a Facebook, disponendo che la multinazionale avrebbe dovuto rimuovere i video subito dopo la segnalazione fatta da Tiziana, senza attendere un ordine del giudice o del Garante.