domenica 12 febbraio 2017

Una sposa vuole andare all’altare con il suo cane, ma il parroco le dice di no

La Stampa



Nel giorno più importante della sua vita, il giorno delle sue nozze, una donna campana voleva avere accanto il suo affetto più importante: il suo cane. Ma quando l’ha detto a don Franco Rapullino, parroco della chiesa napoletana di San Giuseppe a Chiaia, lui non ne ha voluto sapere. «Mi ha detto che era l’affetto più caro che aveva e che lo voleva con sé all’altare in un momento così importante della sua vita. Non posso dire cosa ho risposto - racconta all’Ansa il sacerdote che ha reso pubblico l’episodio nel corso di una recente omelia domenicale - diciamo solo che dopo mi sono dovuto confessare».

Un atteggiamento molto duro e di chiusura che, come è facilmente immaginabile, non è stata presa bene dalla sposa e dalla madre: «Non credo proprio che quelle persone (mamma e figlia) torneranno nella mia chiesa. Non sono stato diplomatico nel dire no». E così il parroco noto per l’invito ai giovani a fuggire da Napoli («Fujtevenne», ndr), pronunciato negli anni ’90 in occasione del funerale di un bambino ucciso dalla camorra, a venti anni e più da allora ha rinnovato l’invito alla fuga ma in circostanze ben diverse. Niente marcia nuziale, né passerella sul tappeto per la giovane e il suo amico a quattro zampe.

Poco trapela della promessa sposa (il parroco non ne ha rivelato l’identità) se non che si tratta di una trentenne dell’entroterra campano. «La cosa curiosa - spiega don Franco - è che parlandone con un sacerdote amico, mi ha rivelato di aver avuto una richiesta analoga da un’altra persona. Ho reso pubblico questo episodio - che risale a circa un mese fa - perché è emblematico dei tempi che viviamo. Oggi - sottolinea - il distacco dall’essere umano è tale da preferire la vicinanza di un animale anche in un’occasione solenne come il matrimonio. Ma non si possono confondere gli animali con le persone. È questo che mi fa paura».

Don Franco tiene tuttavia a sottolineare che nella sua presa di posizione non c’è alcun disprezzo verso gli animali: «Fanno parte del Creato. Ho solo manifestato il mio disappunto circa la pretesa di una giovane che voleva entrare solennemente e al suono dell’organo non assieme a suo padre o chi ne fa le veci, com’è di tradizione, bensì accompagnata all’altare dal suo cane. Ma il diniego - precisa - è stato dettato unicamente dall’eccentricità della richiesta e non certamente dal disprezzo per gli animali».

«Da parte mia - conclude il parroco napoletano - c’è solo amarezza nel constatare con quale spirito, a volte di leggerezza, ci si avvicina a un sacramento così importante qual è per noi cattolici la consacrazione dell’amore nuziale».